Alle Olimpiadi vince la Meloni

Quanto ha ragione Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, a chiedere almeno agli atleti un qualche segno, anche il più simbolico, il meno audace, di dissenso dai Giochi olimpici celebrati in quel Paese indegno di partecipare alla vita sportiva degli altri, figuratevi a organizzare un'Olimpiade? Ne ha de vendere e io la ringrazio, come ringrazio Maurizio Gasparri. Qualcosa, pur tardi, si muove nel cicaleccio compiaciuto che ha preparato l'evento come se nulla fosse.
Le Olimpiadi a Pechino non si dovevano fare, è semplice ed evidente. La maggiore responsabilità ricade e ricadrà perciò sul Cio, il supponente Comitato olimpico. Ma questa decisione miope e interessata è passata sotto silenzio, hanno taciuto le grandi democrazie occidentali che avevano il dovere di esprimere le gravissime ragioni che consigliavano perlomeno di porre delle condizioni, alzare il tiro delle richieste, insomma proprio ciò che non è accaduto. I capi comunisti cinesi dicono che le Olimpiadi non devono essere politicizzate. Al contrario, queste Olimpiadi dovevano e devono essere politicizzate. Chi riceve tale onore e ne ricava quattrini, progetti, visibilità e ripulitura dell'immagine, non può rispondere censurando i giornalisti, silenziando internet, continuando a torturare e ammazzare. In tanta incoscienza, dopo il Tibet, la Birmania e altre nefandezze di regime, è arrivato pure il terrorismo.
Non dico che il nostro governo non abbia tentato di prendere le distanze. Silvio Berlusconi non va all'inaugurazione, ma i capi di Stato e i primi ministri europei non hanno compiuto una scelta comune, che avrebbe avuto altro peso. E va, purtroppo, almeno fino ad oggi è confermato, il ministro Franco Frattini, competente civil servant che ha fatto quel che il premier gli ha chiesto, però quel «gli amici cinesi», quando non il governo ha ignorato il Dalai Lama, ce lo poteva risparmiare.
La figura peggiore la fa il pugile Carmelo Russo. Ha dichiarato che certi politici, anche se sono vicini alle sue idee, non capiscono certe cose al di fuori del loro mondo. Ha aggiunto che non intende perdersi l'occasione della sua vita. Buon per lui, se gareggiare in quel postaccio non gli dà fastidio, vuol dire che ha un bel pelo sullo stomaco. È ora di finirla con gli atleti marionette tutti muscoli, pubblicità, e doping, quelli che bisogna sempre chiedere al mister. Invece di fare domande al ministro Meloni, ne faccia qualcuna a se stesso.