«ALLE OTTO» SCATTA L’ORA DELL’UTOPIA

Ormai, ci avevamo quasi messo una pietra sopra. Sperare in un ciclo di Alle otto della sera che rinunciasse agli eccessi intellettualistici sembrava quasi un’utopia. Con la minuscola. Un’utopia minore, ma comunque utopia.
E invece, in questi giorni, fino a venerdì prossimo, Alle otto della sera l’utopia si trasforma in un sogno: il Thomas More di Maurizio Schoepflin, curato da Giancarlo Simoncelli e con la regia di Angela Zamparelli, è un ciclo gradevole, ricco di particolari, ben raccontato, anche con un discreto ritmo radiofonico. Praticamente un lungo seminario universitario di quelli che piacciono agli studenti perché il prof è bravo. Ecco, Schoepflin è bravo. Bravo soprattutto a non essere troppo difficile quando parla. E, alla fine, la cosa più difficile del ciclo è l’esatta dizione del suo cognome, che solo un’ispirata presentatrice riesce a pronunciare correttamente. Pensate che io che lo sto scrivendo l’ho già sbagliato tre volte e devo rifarmi lo spelling ogni volta che mi avvicino a tante consonanti tutte insieme.
Da qui in poi, quindi, lo chiameremo l’autore. È più semplice, più diretto. Così come è semplice e diretto l’approccio a Thomas More (oppure, italianizzato Tommaso Moro, è più semplice e diretto) nel racconto di questo ciclo di Alle otto della sera, brevissimo e intenso. Dieci puntate sole, le ultime cinque in onda da domani a venerdì, dalle 20 alle 20,30 su Radiodue, per raccontare un Santo. Ma anche un politico, tanto bravo da diventare il braccio destro di Enrico VIII. Ma anche il patrono dei governanti e dei politici. Ma anche un cristiano dalla coerenza cristallina, fino al martirio, quando il re decise di rompere con la Chiesa cattolica perché il Pontefice non gli concedeva il divorzio e Moro rimase fedele al Papa, a costo della vita. Ma anche il più importante filosofo della politica della storia. Ma anche il più lucido sognatore autore dell’Utopia. Ma anche - e qui sta il bello - un papà esemplare dei suoi figli, tanto che la sua Margaret restò ad assisterlo, condividendo i suoi ultimi giorni, fino alla decapitazione. Ma anche l’amico di un altro grande della cultura e della storia: Erasmo da Rotterdam, l’autore dello straordinario Elogio della follia. Tutto ciò che è stato scritto degli incontri fra i due è probabilmente una delle più belle definizioni di Amicizia.
Avrete probabilmente capito che a me Moro piace tantissimo, che è uno dei miei riferimenti filosofici, culturali e umani. Quindi sono di parte. Ma questo rafforza i meriti del ciclo di Alle otto della sera, perché piacere ai fans è sempre più difficile che interessare gli agnostici.
E quindi, proprio per questo, il Thomas More di Schoepflin supera l’utopia di avere un ciclo di Alle otto della sera di quest’anno molto riuscito. Basta parlare di Utopia.