«Alle primarie il Pd mi ha assassinato»

Roma«Mi hanno assassinato». Punto. Non solo lo pensa e lo dice, lo mette nero su bianco in un comunicato. Poi lo ripete: «As-sas-si-na-to, chiaro? Omicidio politico. E non solo». Graziano Cioni, assessore alla sicurezza sociale di Firenze, non vorrebbe parlare. Il Pd, con voto a maggioranza, l’ha sospeso dalle primarie per la candidatura a sindaco, in virtù dell’avviso di garanzia che ha ricevuto. Così, nel pomeriggio lui annuncia un colpo di scena: «Alle primarie sosterrò Tea Albini» (la Albini è esponente di punta dell’associazione che lo sostiene). Ma quando poi ci parli, fra amarezza e ironie caustiche, Cioni non dà scontato neanche il suo addio.
Assessore, che succede?
«’Un si vede?».
Mi aiuti lei a capire.
«Ho ricevuto un avviso di garanzia: sono un cittadino oggetto di indagini. Non c’è un rinvio a giudizio contro di me, nul-la, nul-la!».
Le accuse, però, sono gravi.
«Sì, ma per lo statuto del Pd, che è garantista, sono ancora un cittadino che ha il diritto di correre».
Il Pd le ha chiesto «un passo indietro»: non lo ha fatto.
«Oh sì, me lo avevano chiesto! E a me, che ho bazzicato per qualche anno il Pci... questa storia del passo indietro, ricorda tanto i processi staliniani: se ammetti la tua colpa il partito ti perdona».
E lei non ammette?
«Io non avevo colpe. Quindi il passo indietro ’un l’ho fatto».
Adesso sì, però.
«Sta scherzando?».
Ha annunciato un’altra candidatura alle primarie!
«Sì. Ho detto, e confermo, che sostengo Tea Albini. Ma ci sono due appuntamenti: uno il 29 dicembre con i sostenitori della nostra associazione, 300 persone».
E l’altro?
«Il 6 gennaio, con qualsiasi cittadino voglia intervenire».
E che cosa si deciderà?
«Qualunque cosa la mia gente mi chieda, io lo farò».
Quindi anche candidarsi, magari da «membro della società civile» raccogliendo firme come Matteo Renzi?
(Sorride) «Sa, la politica è bella perché è imprevedibile. Lasci spazio all’immaginazione...».
Si crede vittima di un complotto?
«Sono vittima. Stanno provando ad ammazzarmi».
Le riesce difficile girare per strada, con queste accuse?
«Guardi, la strada è il posto dove mi trovo meglio! Se gira con me cinque minuti vedrà che tutti mi invitano a non arrendermi».
Ha ricevuto belle manifestazioni di solidarietà?
«Dalla gente moltissime».
E dai politici?
«Una bellissima lettera del deputato Toccafondi, Forza Italia»
E dal suo partito?
«La prossima domanda?».
Perché ce l’hanno con lei?
«Forse perché vincevo? Se ero destinato ad arrivare terzo, certo non c’era questo finimondo».
Per i magistrati suo figlio è stato assunto, in cambio del sì all’operazione Castello.
«Bischerata! Un affare da un miliardo di euro, e io mi farei comprare, e per di più per un posto di quinto livello? Nemmeno un posto da spazzino, suvvia!»
L’accusano di aver votato a favore, per questo, due volte.
«Questa è bella. E sa perché? Perché la prima volta, in giunta non c’ero! Ho potuto provarlo, ero ad accompagnare la bimba».
E la seconda volta c’era?
«Ero in consiglio: ma io, essendo assessore non voto!».
E la casa ottenuta in affitto da una sua amica?
«Ha trovato casa a seicento euro! Ora, ’un so quanto guadagni tu, ma è un affitto di mercato».
E la «violenza privata»?
«Questa è incredibile! Una compagna di partito, con cui ho fatto tante battaglie, mi si è candidata contro. Ho fatto quello che farebbe chiunque. Mi sono incazzato».
Col principale della collega...
«Che era un amico. E che non l’ha licenziata! Dunque, il reato quale sarebbe? L’incazzatura?».
Verdi e Sinistra non l’amano.
«Perché ho varato un regolamento comunale in cui c’è scritto: non si vende merce contraffatta... non si piscia sui muri...».
E la sponsorizzazione che lei avrebbe chiesto per il suo progetto di educazione stradale?
«L’ho chiesta, certo. Documenterò altri 190mila euro di sponsorizzazioni chieste e ottenute dal Comune: da Esselunga, da Coop... Ma se non c’è conflitto di interesse, che reato è?».
È davvero un complotto?
«Il signor Gelli, in una intervista a La Stampa, ha detto: l’obiettivo delle logge coperte è Cioni».