Alle Regioni più poteri e l’80 per cento delle tasse

da Milano

«Un federalismo fiscale che permetta alle regioni del Nord di avere a disposizione almeno il 80% delle tasse pagate». Garantire alle Regioni più denaro e più poteri è sempre stato uno dei cavalli di battaglia della Lega Nord e di Umberto Bossi.
Per i poteri lo scorso governo Berlusconi, con ministro delle Riforme Roberto Calderoli, aveva fatto approvare, il 16 novembre 2005, una legge sulla devolution che avrebbe dovuto trasferire alle Regioni alcune competenze fino ad allora di esclusiva pertinenza di Roma. Temi toccati dalla legge, poi bocciata da un referendum confermativo nel 2006, erano l’organizzazione di una sanità e di una polizia regionali, un’organizzazione scolastica incentrata sulle diverse esigenze e storie e il superamento del bicameralismo perfetto, con l’introduzione di un Senato delle regioni e una riduzione del numero dei parlamentari. Altre funzioni, come i trasporti o la sicurezza sul lavoro, sarebbero tornate a Roma perché maggiormente gestibili a livello centrale.
A questo progetto era legata l’introduzione del federalismo fiscale, previsto dall’articolo 119 della Costituzione: a ogni Regione sarebbe dovuta restare una parte sostanziosa delle tasse pagate dai propri abitanti (secondo la Lega l’80% dell’Iva e il 15% dell’Irpef), per consentire di operare in tutti i nuovi campi attribuiti dalla l devolution e da responsabilizzare i politici locali spingendoli a fornire servizi all’altezza ai cittadini. Sarà da queste linee guida che ripartirà il progetto federalista tanto caro al partito di Bossi ma fondamentale per tutto il centrodestra.