"Alle strette giovani e immigrati sono loro i nostri subprime"

Il presidente dell'Abi Corrado Faissola interviene sul caso della banca inglese Northern Rock: "Non è ripetibile in Italia per le caratteristiche radicalmente diverse dei due mercati"

Milano - Che cosa sta succedendo? chiediamo a Mario Breglia, presidente dell’istituto di ricerca Scenari immobiliari.
«I tassi in realtà sono già aumentati molto nell’ultimo anno e hanno falcidiato la domanda»

La gente non ce la fa?
«Non solo. L’effetto immediato lo si è avvertito proprio tra le banche, che hanno progressivamente diminuito la percentuale di importo mutuabile. Se fino a un anno fa era possibile farsi finanziare il 75%, ma anche il 95%, del costo di un immobile, oggi non si sale sopra il 50-60%».

Quindi l’acquirente ha bisogno di più denaro proprio
«Sì, e questo va a colpire le fasce più deboli. Nell’ultimo paio d’anni avevamo assistito a un mercato che abbiamo definito “mutuodipendente”, che acquistava a credito immobili con prezzi inferiori ai 200mila euro. Giovani, immigrati, le fasce deboli appunto. Con 600 euro al mese potevano finanziarsi per 100mila euro in vent’anni. Una coppia di giovani poteva farcela. Oggi occorrono 800 euro. É molto più difficile».

In tutto questo c’è relazione con le vicende legate ai subprime americani?
«Questi sono i nostri “subprime” di fatto. L’effetto dei tassi e delle vicende d’Oltreoceano è combinato, e ha avuto un unico effetto: creare preoccupazione nelle banche, che hanno stretto i rubinetti»
Giovani e immigrati, ha detto. Quanto vale questo mercato?
«I soli immigrati rappresentano oggi il 16-17% delle compravendite. Nelle province più importanti salgono al 20%. A Roma al 25 per cento».