«Alle urne il 9 aprile è una scelta di buon senso»

da Roma

Il presidente Carlo Azeglio Ciampi aveva invitato a «tenere presenti certe scadenze», e, senza dare una data precisa, aveva però indicato quella più auspicabile: entro le prime due settimane di aprile. Era stato molto critico il ministro per le Riforme Roberto Calderoli, ma ieri sono tornati sulle elezioni «primaverili» sia il presidente della Camera Pierferdinando Casini che il vicepremier Gianfranco Fini. Entrambi per allinearsi sostanzialmente alla proposta del capo dello Stato. E di elezioni politiche ha parlato anche il premier Silvio Berlusconi, che ha anticipato un intervento in forze di «esperti» che controlleranno che non ci siano brogli, anzi, «la politica dei brogli di una certa parte politica», ha aggiunto, riferendosi, in particolare, a 80mila schede nulle alle scorse elezioni regionali in Puglia «di cui oltre la metà erano per Forza Italia. Avremmo vinto noi».
È «piena di buon senso» secondo il presidente della Camera Pierferdinando Casini l’ipotesi di andare alle urne la Domenica delle palme, così come auspicato da Ciampi: «Ci sarà da favorire una stabilità di riferimento per chi governerà dopo il voto - ha riflettuto Casini alla cerimonia del Ventaglio per il saluto alla stampa parlamentare -. Sulla data delle elezioni non possiamo disquisire molto». Anche Fini non ha contraddetto il presidente della Repubblica, pur con una precisazione: il 9 aprile è una data «certamente ipotizzabile - ha chiarito il vicepremier - ma non è l’unica ipotizzabile. Tutti quanti conosciamo l’impressionante sequela di appuntamenti o di impedimenti (giorno di Pasqua o primo maggio). C’è stato un colloquio tra il capo dello Stato e il presidente del Consiglio al riguardo, una delle date ipotizzabili è certamente il 9 aprile». Se dovesse essere confermata questa data, il Parlamento avrebbe circa 60 giorni di tempo effettivi per legiferare, calcolando che le Camere dovrebbero essere sciolte fra il 29 gennaio e il 23 febbraio. Le Camere si riuniscono di norma il martedì, il mercoledì e il giovedì e dunque la «forbice» dei giorni attivi a disposizione sarebbe compresa tra un minimo di 57 e un massimo di 68 giorni. Ma questo potrebbe non essere un problema se, come ha annunciato Berlusconi, «faremo lavorare il Parlamento anche il sabato, la domenica e la notte».