Un’Alleanza per fermare l’avanzata del cemento

Convegno di An per denunciare tutti i progetti che trasformano i parchi verdi in posteggi, palazzine, hotel e maxi palestre

Roberta Bottino

Una città in bianco e nero dove i bambini giocheranno in cortili di cemento senza poter più respirare a pieni polmoni il profumo dell'erba e dei fiori. Così si trasformerà Genova se non si porrà un freno alla cementificazione selvaggia che da tempo sta dilagando a macchia d'olio da Levante a Ponente. Proprio su tale spinosa questione Alleanza Nazionale continua la sua battaglia in occasione di un convegno dal titolo «Là dove c'era l'erba». «Nel pomeriggio di domani all'Hotel Bristol - spiega Gianni Bernabò Brea capogruppo di An in Comune -, ci riuniremo per denunciare una situazione allarmante che si sta profilando soprattutto nel Levante genovese invaso da nuove colate di cemento in moltissime aree residenziali. Vogliamo richiamare l'attenzione su questo fenomeno che secondo noi avviene senza alcune ragioni. La giunta Pericu ha introdotto norme infauste che consentono delle operazioni massacranti come il trasferimento di volumi da un'area industriale del Ponente a zone del Levate che hanno quartieri con strade strettissime».
Il capogruppo di Alleanza Nazionale ricorda alcuni esempi riguardanti la zona di Albaro e spiega che dopo innumerevoli interrogazioni in sede consigliare Alleanza Nazionale è riuscita a strappare una promessa all'assessore all'urbanistica Bruno Gabrielli: in via Puggia, via Camilla e via San Luca i volumi verranno ridotti del 50 per cento. Un sospiro di sollievo quindi per alcuni residenti di Albaro, ma esistono ancora molti genovesi che tremano all'idea di veder spuntare come funghi nei pressi delle proprie abitazioni veri e propri mostri di cemento.
«Da Villa Gentile al Parco dell'Acquasola che verranno trasformati in enormi parcheggi per automobili, alla situazione di via Caffaro o del porticciolo di Pegli e ancora tutti i progetti relativi all'area ex Siquam dove è prevista la costruzione di un albergo a nove piani, questi sono solo alcuni esempi delle opere di cementificazione che il Comune “palazzinaro” sta attuando. Non è giusto - tuona il consigliere di An Giuseppe Murolo -, perchè questo è un patrimonio che appartiene a tutta la città, ai genovesi e non è di proprietà della giunta. È scandaloso che questo Comune trasformi questo patrimonio di verde in speculazioni edilizie solo per continuare a vivere al di sopra dello proprie possibilità e non prendendo atto che oggi la civica amministrazione deve essere fatta con il buon senso e in nome del risparmio».
L'inserimento di nuovi complessi residenziali o commerciali in aree già sature creano seri problemi in una città caratterizzata da vie strette e tortuose. Spariranno come in un film di fantascienza spiagge e spazi verdi spodestati da violente colate di cemento. Altri due esempi eclatanti di questa cementificazione selvaggia attuata dal Comune li presenta Aldo Praticò.
«Nella zona di Principe in via Digione, l'unica area verde pubblica del quartiere, si sono inventati di costruire una piscina e una palestra. Un'altro caso è quello della palazzina di otto piani a San Martino della Guardia di Finanza. L'assessore Gabrielli senza tener conto dei comitati di quartiere e delle associazioni ha dato l'autorizzazione di costruire anche altre due palazzine in via Domenico Chiodo a Castelletto che è una zona molto bella e unica area verde del quartiere». Un futuro grigio attende la Superba, un domani che non si addice ad una città che da sempre è stata al centro del mare e dei monti.