Alleanza nazionale, prova di accordo a Zoagli

(...) della Camera e fra gli esponenti di Alleanza nazionale considerati più vicini al vertice del partito. E aggiunge subito: «La questione è un’altra», a proposito della vera o presunta contrapposizione di tesi sulla costruzione del tempio islamico sotto la Lanterna. Al «no» secco, al momento, espresso da Plinio e Bernabò Brea, è seguita la sconfessione di Gadolla e Minasso: «Loro due parlano a titolo personale - hanno sostenuto il presidente provinciale e il responsabile regionale di An -. Consideriamo che le porte del partito sono aperte sia in entrata, sia in uscita». Pessima impostazione, secondo La Russa. Che insiste: «Non voglio far finta di niente. Ma un conto è il merito della questione-moschea, sulla quale mi pare che né Plinio, né Bernabò Brea abbiano espresso posizioni sostanzialmente diverse dalla linea ufficiale di An; un altro conto è la replica sulla carta stampata. Voglio spiegarmi ancora meglio - insiste La Russa -: il partito è e resta contrario alla costruzione della moschea in città finché non esistono le condizioni di sicurezza. Quando si verificheranno queste condizioni, non ci saranno veti». Interviene il senatore Giorgio Bornacin: «Sul tempio islamico - dichiara - mi pare che si sia creata volutamente una polemica a freddo. Che non ha senso, alla luce delle impostazioni manifestate dal nostro partito. Con tutto quello che si è scoperto a Perugia, oltre tutto relativamente a personaggi legati all’ambientalismo che parevano insospettabili, la cautela è d’obbligo. Bisogna fare molta attenzione - conclude Bornacin - prima di pronunciarsi nettamente a favore della moschee, laddove mancano i presupposti di sicurezza per i cittadini».
La polemica interna è un’altra cosa. E su questo, ancora una volta è La Russa a bocciare, senza se e senza ma, le prese di posizione «di chi ha un ruolo di responsabilità nel partito, e proprio per questo deve esercitare moderazione nei giudizi e, soprattutto, evitare repliche sui giornali». Il dovere di Gadolla, secondo il deputato di An, era quello di cercare di comporre l’eventuale dissenso ed eventualmente censurare i «contestatori» ricorrendo agli strumenti messi a disposizione dallo statuto del partito, non a interviste pubbliche. La Russa non fa acrobazie diplomatiche: «Sono io, a questo punto, che censuro Gadolla, ben al di là del fatto che abbia ragione lui o l’abbia Plinio sul via libera alla moschea a Genova. Lo dico forte e chiaro: se anche Plinio fosse andato oltre le righe, ci sarebbero stati i modi e i mezzi per censurarlo». Detto quello che c’è da dire in negativo, La Russa non ci sta a esprimere a sua volta una condanna senza appello. E riconosce che «sì, forse Gadolla ha sbagliato perché ha bisogno di maturare in un ruolo difficile, di responsabilità. La politica è fatica, può darsi che lui non ci sia così abituato. Dico che ha sbagliato di più lui, proprio perché doveva esercitare una maggiore cautela, risolvere la questione facendo ricorso agli strumenti che sono a disposizione di chi riveste una funzione di vertice». L’errore più grosso di Gadolla, in ogni caso, a parere di La Russa, resta quello di parlare di un partito aperto a chi entra e chi esce: «Io sono abituato - scandisce La Russa - a ragionare solo in termini di entrata, mai di uscita. Mi è capitato di comportarmi così in Lombardia, come responsabile regionale di An. Ci si incontra, ci si siede intorno a un tavolo, si discute, ci si confronta e si prende posizione». Da qui la proposta - «non è un ordine, se mai una preghiera!» - inviata direttamente agli interessati: l’incontro di Zoagli. Dove, del resto, lo stesso La Russa si sente di casa, anche se fa una sorta di atto di contrizione: «È vero, in questo primo anno di legislatura - confessa - posso aver dato l’impressione di trascurare il mio collegio elettorale. Dopo tutto, sono l’unico deputato ligure del partito. È altrettanto vero, però, che sono legatissimo alla Liguria, in pratica la frequento ogni settimana. Anche per questo mi sento di lanciare l’idea, condivisa immediatamente dall’amico senatore Bornacin, di un seminario di An da organizzare qui, subito dopo la pausa estiva (che deve servire a tutti, mi raccomando, anche per riflettere e calmare gli animi)». Terreno d’elezione, Zoagli: «Voglio riunire intorno allo stesso tavolo i protagonisti di questa vicenda. Gadolla e Plinio, innanzi tutto. E chiederò che i giornali vengano utilizzati per promuovere idee, anziché polemiche che considero fuori luogo. Infine lancerò un appello - ci tiene a ribadire La Russa -: basta con le diatribe e gli infantilismi, da parte di chiunque. Lavoriamo per Alleanza nazionale e per la destra». «Destra» minuscolo, ovviamente. Non quella di Storace.