Alleanza prepara il budget 2007 facendo i conti con l’Antitrust

Vertice al gran completo. Incontro tra Bernheim e Bazoli. Le possibili contromosse di Trieste

da Milano

Faccia a faccia Intesa-Generali. L’occasione è stata il consiglio di amministrazione della controllata Alleanza, svoltosi ieri mattina alla presenza del presidente e «grande tessitore» di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, del numero uno delle Generali Antoine Bernheim e dell’amministratore delegato Giovanni Perissinotto.
Al centro del board, come ha successivamente specificato lo stesso Perissinotto, c’era il budget del 2007 della compagnia. La riunione si è però svolta a pochi giorni di distanza dai malumori emersi all’interno del Leone per le ricadute subite dopo la nascita della superbanca ed è stata celebrata a ranghi completi; cosa che non sempre avviene. Il primo appuntamento in calendario a Trieste è il rinnovo del consiglio di amministrazione, un punto sul quale sia Bazoli sia il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi hanno detto di propendere per una linea di continuità, mentre Unicredit tace. Ieri «non se ne è affatto parlato», ha tuttavia precisato il numero uno di Intesa Sanpaolo sorvolando sulla propria posizione di azionista di Generali con il 2,2 per cento. A raccogliere il pensiero di Bazoli è stata l’agenzia Radiocor, secondo cui le parole con cui nei giorni scorsi i vertici di Generali avevano lamentato l’esito non soddisfacente della fusione creditizia tra Milano e Torino non hanno trovato eco nel consiglio. La riunione si sarebbe quindi svolta in un clima sereno e i rapporti tra i due partner storici resterebbero buoni. Tanto che, malgrado alcune indiscrezioni, la quota detenuta da Generali (5%, di cui il 2,3% tramite Alleanza) in Intesa Sanpaolo non è in discussione.
Non per questo, tuttavia, Generali e Alleanza appaiono rassegnate a rinunciare passivamente a un terzo degli sportelli della superbanca che distribuiscono i prodotti della joint venture Intesa Vita. La dieta rientra negli impegni presi da Ca’ de Sass con l’Antitrust per ottenere il via libera alle nozze, ma l’esito vincola anche Generali. Ecco perché il Leone, sebbene abbia accantonato l’idea di ricorrere al Tar, attende il piano industriale della superbanca. Nella speranza che l’ad Corrado Passera individui una «compensazione» per attenuare gli effetti del passo indietro.