Alleanza razionale

Se l’avventura politica della Casa delle Libertà fosse una corsa, il giudice di gara oggi dovrebbe registrare le seguenti posizioni: Silvio Berlusconi continua a essere in testa al gruppo, Gianfranco Fini segue a ruota, Pier Ferdinando Casini sgomita per cercare di superare tutti. La fine della corsa sembra ancora lontana, ma le strategie degli inseguitori per conquistare la posizione di front runner sono assai diverse. E quella di Fini sembra - almeno per ora - più efficace e compiuta. Il leader di Alleanza nazionale infatti ha deciso di imprimere una ulteriore svolta al suo partito. Il 18 luglio scorso ha lanciato il manifesto per una nuova destra europea e da quel momento la sua strategia è apparsa chiara: affiancamento di Berlusconi e Forza Italia, dialogo e rapporti cordiali con gli altri alleati, progetto politico di medio-lungo termine, no a colpi di coda nel centrodestra.
Bastava leggere le dichiarazioni l’altro ieri di Andrea Ronchi per capire che l’era dell’asse An-Udc è tramontata e non è più aria di subgoverno. «Alleanza nazionale, proprio perché ha a cuore le sorti della Cdl e vuole agire per rendere più breve possibile la stagione del centrosinistra, non intende in alcun modo alimentare polemiche nella coalizione di centrodestra che avrebbero il solo risultato di disorientare gli italiani. Siamo certi che tutti nella Cdl, senza eccezione alcuna, sono convinti che non possiamo agire come i polli di Renzo di manzoniana memoria», diceva il portavoce del leader di An. La metafora avicolo-letteraria è stata ripresa ieri dallo stesso Fini che ribadiva il concetto e la necessità «di fare un'opposizione seria al governo Prodi» e definiva Marco Follini come colui che sta «nella terra di nessuno».
Fini e Casini dunque sono alleati, a tratti saranno fidanzati, ma di certo non più Promessi Sposi. Non basta la solidarietà generazionale per condividere un progetto politico e Fini un percorso per il suo partito sembra averlo individuato. La sua missione è quella di «ripensare il centrodestra» non negli organigrammi e nelle formule alchemiche del potere, ma nei contenuti, nei programmi. L’esperienza al ministero degli Esteri per Fini ha segnato una nuova fase della sua vita politica, le relazioni internazionali gli hanno offerto la possibilità di toccare con mano nuovi modelli da importare in un quadro politico in movimento e con un governo che potrebbe durare cinque anni oppure liquefarsi improvvisamente. E allora occorre farsi trovare pronti. Resta ancora da capire se Fini e il suo partito immaginino un’offerta politica che ha ancora i due attuali contenitori (Cdl e Unione) oppure se il futuro è in un grande partito della destra che poi si allea con il centro, come avviene in Francia, dove si sono alternate le esperienze di Giscard d’Estaing prima e Jacques Chirac dopo. È da qui che potrebbe ripartire il discorso sul partito unitario, con Berlusconi pronto a cogliere l’occasione di lasciare al Paese, dopo una stagione straordinaria e irripetibile, un’eredità politica compiuta, il partito dei conservatori italiani, il «country party».
Per centrare questo obiettivo Fini parte dalla considerazione ovvia che Forza Italia è il primo partito della coalizione con il 24 per cento dei voti, che Berlusconi è ancora un leader carismatico per gran parte dell’elettorato del centrodestra e non è con gli scarti continui, gli strappi e le richieste di discontinuità che si può ereditare il patrimonio politico costruito in tredici anni con pazienza, genialità e tenacia. E se Forza Italia è movimento e partito leggero, Alleanza nazionale è il partito più strutturato della coalizione, ha circa 600mila iscritti, quasi 13mila circoli, è presente in tutte le regioni, Fini ha chiuso la stagione (importante) dei colonnelli e rinnovato la dirigenza del partito, il suo movimento giovanile è presente nelle università, fa politica e cultura e tra qualche giorno se ne avrà la prova con Atreju, la festa di Azione Giovani dove saranno ospiti molti big della politica e, per la prima volta e con non poche polemiche nella sinistra, il presidente della Camera Fausto Bertinotti proprio in un faccia a faccia con Fini.
Il leader di An vuole «ripensare il centrodestra» in modo aperto e interattivo, ha aperto un link sul sito web del partito per accogliere le proposte dei militanti, il documento presentato il 18 luglio è moderno, non velleitario, cita fonti e autori importanti per il pensiero conservatore contemporaneo come Alain Finkielkraut (L’imparfait du present) e Peter Hahne (Schluss mit lustig - La festa è finita), mette in soffitta la distinzione tra destra e sinistra e scopre quella tra «right and wrong», giusto e sbagliato. Fa uno sforzo di sintesi della società italiana proponendo l’alleanza tra produttori di beni e produttori di valori, ma dovrà fare prestare orecchio alle voci che si levano proprio da questi ultimi perché sono quelli più consapevoli che la festa è davvero finita.