Alleanza tra sindaci per scongiurare i tagli agli ospedali

Il ponente rosso si ribella alla Regione che vuol fare solo risparmi. E la Gasco attacca: «Ci tengono all’oscuro»

Il piano sanitario così non va. E il primo che si ribella alle scelte annunciate da Burlando & Co è il ponente rosso quello che va da Voltri a Sestri e che si concentra nell’ultimo e VII Municipio, insieme con i sindaci di Cogoleto, Arenzano, Mele, Masone, Campoligure, Rossiglione e Tiglieto. Tutti insieme hanno firmato una dura lettera indirizzata al presidente della Regione.
«Appreso dalla stampa cittadina che è di prossima approvazione il piano sanitario regionale che prevede la consultazione degli enti territoriali nella fase attuativa, i rappresentanti: del VII municipio Genova-Ponente, dei Comuni di Cogoleto, Arenzano, Mele, Masone, Campoligure, Rossiglione, Tiglieto componenti del distretto 1, riuniti il giorno 4 luglio 2007 hanno rilevato che sembra prevalere l'idea che il necessario risparmio possa essere ottenuto dalla centralizzazione del sistema ospedaliero, prevedendo la scomparsa degli ospedali di periferia contemporaneamente alla progettazione (a lungo termine) di nuovi presidi ospedalieri in grado di garantire tutti i servizi necessari al cittadino». E qui nasce il problema. «Purtroppo - spiegano i sindaci - questa riforma presenta un errore di fondo: non ha pianificato il lungo periodo di transizione dalla sua attuazione al momento in cui le nuove strutture saranno in piena attività. Infatti si prevedono la cessazione di alcune specialità nel ponente negli ospedali di Sestri, Pontedecimo, Voltri oltre la già avvenuta chiusura del Celesia ed il conseguente accorpamento nell'ospedale Villa Scassi di Sampierdarena». Facendo due conti si può comprendere quale disagio abbiano, per esempio, gli abitanti di Tiglieto o di Rossiglione visto che per raggiungere Villa Scassi dovrebbero percorrere dai 30 ai 70 chilometri.
«Non è pensabile - continuano -, che una realtà, più grande di Savona, debba essere privata nel periodo transitorio di ulteriori servizi: Ginecologia, Maternità, Urologia oltre a quelli già dimessi, mentre nel centro cittadino continuano a persistere doppioni e sprechi esempio per tutti l'Evangelico ed il Galliera distanti 2 chilometri uno dall'altro».
E concludono: «Convinti di quanto sopra espresso, del necessario contenimento della spesa sanitaria, mantenendo il presidio territoriale ci dichiariamo convinti della necessità che il nuovo piano sanitario regionale debba essere preventivamente discusso con la conferenza dei sindaci nell'interesse prioritario dei cittadini».
Intanto, i problemi sanitari si fanno sentire anche nell’ambito della maggioranza in Regione, dove a far la voce grossa è ancora Roberta Gasco, dell’Udeur, la più presente nel far notare alla sua stessa maggioranza i guasti della gestione Montaldo. Oltre ad essere in disaccordo sulle scelte che la maggioranza sta compiendo nell’ambito della sanità ligure, e la deaziendalizzazione del Santa Corona di Pietra Ligure è soltanto un esempio, la Gasco fa notare anche il «modo» di azione di Montaldo. «La gestione Montaldo si sta dimostrando a dir poco unilaterale nei rapporti con il resto della maggioranza - attacca la Gasco - in particolare nei confronti di tutta quella parte dell’allenza di centro-sinistra che non si identifica con il Pd e che viene tenuta, ove possibile all’oscuro di tutto».