«Un’alleanza con la sinistra? Sulla sanità ci siamo scottati già una volta. Ora basta»

(...) Alla fine vedrà che non ci starà nemmeno lui. Non ci saranno dubbi sulla linea da tenere. Ma era giusto creare un movimento e denunciare una situazione fallimentare della gestione di Genova. E poi io mi sono già scottato una volta con le larghe intese, ora basta».
Quindi niente governissimo?
«Vengo da un’esperienza recente in cui con Matteo Rosso avevamo fatto delle proposte per condividere insieme alla maggioranza alcune scelte sulla sanità. Non avevamo chiesto nulla in cambio: né posti, né altro. Come è andata a finire? Che i progetti sulla sanità, li vediamo all’ultimo momento in commissione. C’è stata una risposta totalmente negativa. All’interno della maggioranza, non ci sono equilibri che consentano queste scelte coraggiose. Quindi la nostra strategia verso l’attuale maggioranza di governo, non può essere altro che di contrapposizione, individuando tre o quattro temi centrali che siano migliori rispetto a quelli della sinistra».
Un fallimento, quello del patto per la sanità, dovuto alla chiusura della sinistra?
«Qualcuno ci ha creduto. Ma poi vari gruppo si sentivano esclusi dalle grandi scelte e hanno iniziato a sparare a zero. Burlando ha scelto la strada del piccolo cabotaggio e nonostante questo di problemi ne ha lo stesso. Sorrido amaro quando per riuscire a far passare il discorso sulla cartolarizzazione e superare le reticenze della maggioranza, ha dovuto impegnare una parte dei denari per l’ospedale di Ponente di cui non c’è né un sito né un finanziamento. Per tacitare la sinistra...».
Torniamo a Scandroglio: da dove gli è saltata fuori l’idea dell’«ammucchiata»?
«Non so se fino in fondo lui abbia capito l’eco che avrebbe avuto la sua intervista a Radio Babboleo News. Detto questo, penso non derivi da un’improvvisazione. Ma in qualche modo da una situazione generale romana che ci vede in una posizione diversa rispetto a questi ultimi anni. Una posizione che viene da una necessità assoluta e sofferta».
D’accordo, ma per quanto riguarda il coordinatore regionale?
«È derivata da una cultura di governo che fa parte della sua persona e che deve far parte della nostra cultura. Non siamo un partito a vocazione protestataria e di opposizione, ma un partito nato con la volontà di governare. Quella di Scandroglio è stata anche una sfida alla sinistra. Lo ha detto sapendo che è un partito conservatore e che la risposta sarebbe stata negativa».
Però nel Pdl ha creato un certo subbuglio...
«Ha avuto il coraggio di buttare il sasso nello stango. Mi posso lamentare che il partito in alcuni momenti può dare l’impressione di un po’ troppo appiattimento. Scandroglio ha provocato un dibattito che sarà al centro del congresso cittadino insieme alla scelta di un candidato sindaco. Ma non ha portato a uno sconvolgimento del Pdl».
Giusto, le elezioni comunali. Ma allora, questi nomi per Tursi?
«Possono venire dalla nostra storia genovese o dalla società civile. Ma su quest’ultimo punto qualche dubbio ce l’ho. Molto spesso si rivelano scelte improvvisate con persone che non hanno acquisito esperienza. Con Biasotti ci è andata bene. Con Musso, no. Al di là delle sue qualità, ci ha creato grossi problemi e ancora adesso costituisce una problematica all’interno del Pdl».
Va bene. Ma i nomi?
«Eeeee. Quando rischi grosso non è facile trovarli, li trovi quando sai di vincere. Abbiamo sempre la foglia di fico della sinistra che non ha scelto, ma dobbiamo trovare un candidato. Ah, comunque la Vincenzi stravince alle primarie».
E voi, vincete o perdete?
«Non sono indovino».
Ancora governissimo. Il senatore Grillo ha detto che la proposta di Scandroglio era una dichiarazione di impotenza del Pdl, e ha rimarcato una gestione politica del Pdl non così efficace sul territorio.
«Qualche responsabilità ce l’abbiamo anche noi, senza dubbio. Lo dico senza problemi verso i coordinatori: per Genova dovremmo avere il coraggio di mettere dei giovani in questi ruoli e svecchiare il partito. Non possiamo essere sempre gli stessi in prima linea. Ma è troppo semplicistico dare le colpe ad altri. Il levante dove Scandroglio ha una presenza più continuativa, è una realtà in cui il Pdl è presente sul territorio. A Rapallo e Chiavari si presenterà con le caratteristiche per vincere».
Sì, ma lì c’è anche un elettorato diverso rispetto a quello genovese.
«Certo. Ma vorrei che il partito potesse avere questa penetrazione sul territorio come nel levante».
Un’ultima domanda: ci sarà anche lei alla manifestazione al Teatro della Gioventù contro il governo dei professori?
«Sì, ci sarò. In questo momento l’elettorato Pdl fa fatica a riconoscersi in Monti. Vediamo cosa succede con la riforma del lavoro. Ritengo ancora oggi che sia stata una scelta necessaria quella del governo tecnico, dico però che con Monti non ci siamo sposati. Già i matrimoni hanno vita tortuosa. Noi con lui ci siamo accompagnati con rito civile. Ed è molto più facilmente annullabile».Giulia Guerri