Alleanze, Storace lascia sola la Fiamma

da Milano

Quelli della Fiamma Tricolore gli hanno chiesto di «cacciare le p... e dimostrare di essere uniti». Francesco Storace nega però la possibilità di un’alleanza in vista del voto. Forse, dicono a mezza voce i suoi supporter, l’ex governatore laziale non si è dimenticato che la Cosa Nera tentò di unirsi proprio contro di lui alle Regionali del Lazio del 2005.
Ma la scelta del segretario nazionale de La Destra «dispiace» a Daniela Santanché, che fa un’apertura ai giovani della Fiamma: «Io tengo a loro. Anzi, mi piacerebbe avere un figlio che attacca manifesti o dà l’assalto alla casa del Grande Fratello. È la rivoluzione delle idee. Per me sarebbe difficile dire loro di no, perché io li stimo». A Storace non resta che chiosare un «se son rose fioriranno, se son fiamme bruceranno». Ipotesi rimaneggiata ad uso e consumo della litigiosa destra radicale e dei suoi decimali che, evidentemente, poco interessa a Storace. «Non stiamo scherzando» avverte: «La nostra è una campagna elettorale vera, che offrirà materiale e colpi di scena». Il primo? Un manifesto che inonderà le piazze italiane: una vignetta che ritrae Silvio Berlusconi con Gianfranco Fini e Walter Veltroni, «due di loro hanno fatto una “lista cinica” che punta al potere ma li abbiamo messi insieme tutti e tre perché dopo il 13 aprile faranno un governo insieme».
Il tema è quello dell’«inciucio»: «No agli inciuci. Non ci stiamo perché siamo persone serie, che vincolano le loro posizioni alla coerenza, alla dignità» dicono all’unisono il duo Storace-Santanché. «Vogliamo far capire al presidente Berlusconi gli errori che sta commettendo». Traduzione: un errore non aver accettato la coalizione elettorale con La Destra permettendole di mantenere il proprio simbolo, «la verità è che noi non ci siamo associati al “Santo subito” nei confronti di Clemente Mastella o alla riabilitazione di Totò Cuffaro».
«Io ho sempre sostenuto Berlusconi» avverte Daniela Santanché, che corre da premier: «Noi non abbiamo mai detto che è un “ectoplasma”. Noi non l’abbiamo ricattato con la legge Gentiloni. Noi siamo stati sempre leali. Lui, il presidente, ha invece subito i ricatti e non ha ascoltato i consigli dei suoi alleati leali». E se per Storace «si pentirà chi, con tanta superbia, ci avrà sottovalutato», per la candidata alla presidenza del Consiglio è «scorretto che Alessandra Mussolini si presenti nella “lista cinica” mantenendo però anche una lista di Alternativa sociale».
Virgolettati con la garanzia che la battaglia elettorale sarà all’insegna «della passione della politica, del cuore buttato oltre l’ostacolo». Anche al Comune di Milano, dove «saremo discontinui rispetto al sindaco Letizia Moratti» promette Santanché. Che ha pure un’altra certezza: «Milano non vincerà l’Expo e questo avrà conseguenze dannose sia per là città che per il Paese».