Gli alleati: «Allora ci confronteremo al primo turno»

Alemanno: «Non subiremo decisioni di vertice» Baccini: «La mia campagna elettorale continua» «Segnali di fumo» da Mussolini e Nuovo Psi

Il «niet» alle primarie che arriva dal vertice di Forza Italia trova accoglienza tiepida, per non dire fredda, da parte degli alleati. Gianni Alemanno e Mario Baccini non sembrano avere alcuna intenzione di fare un passo indietro, ed entrambi concordano su un punto: se gli azzurri non sono d’accordo, è chiaro che la consultazione presso l’elettorato non si potrà fare. Ma a questo punto, le primarie diventeranno il primo turno delle elezioni comunali. Dove dunque i due pesi massimi schierati da An e Udc sembrano dare per scontato che la Cdl si presenterà divisa.
«Io - dice ai microfoni di RadioDue il ministro dell’Agricoltura - non ho mai capito l’ostracismo verso le primarie che aleggia in Forza Italia. E mi dispiace, perché penso che siano un valore aggiunto». In serata Alemanno torna sull’argomento dagli schermi di La7: An - dice - non intende «subire decisioni di vertice», e insiste per la soluzione-primarie. «Sia io che Baccini - incalza Alemanno - siamo convinti di non subire decisioni di vertice. Se si vuole un candidato unico si dovranno tenere le primarie, altrimenti noi andiamo avanti e le primarie saranno il primo turno delle elezioni comunali».
Anche il ministro Baccini, dal canto suo, tira dritto: «Capisco le condiderazioni di Bonaiuti - spiega - ma, come ho avuto modo di spiegare nei giorni scorsi, la mia campagna elettorale continua nel rapporto costante e diretto con la città. I moderati di Roma avranno, con questa occasione, la possibilità di dare un governo vero ai cittadini romani». Dunque, «le primarie si faranno con le elezioni, con il rapporto diretto con i cittadini che rappresenta la vera alternativa a Veltroni».
Se la via delle primarie dovesse tramontare definitivamente, è dunque improbabile che le varie anime della Cdl troveranno l’accordo per scendere in campo con un candidato unitario. Nel frattempo, nelle aree politiche «indipendenti» ma potenzialmente «vicine» alla Cdl, c’è chi scalda i motori. Basta leggere le affermazioni di Roberto Giuliano, segretario romano del Nuovo Psi: «Primarie o non primarie - afferma - ormai a Roma sono sorti i comitati per Alemanno e Baccini sindaco, i muri della città sono pieni di manifesti per l’uno e l’altro candidato». Dunque, «il Nuovo Psi di Roma presenterà in piena autonomia la propria lista e chiederà all’ex assessore agli Affari istituzionali e capogruppo al consiglio regionale, Donato Robilotta, di guidare la lista socialista accettando la candidatura a sindaco». Una sfida socialista che - prosegue Giuliano - «è motivata dalla convinzione che qualunque candidatura e alleanza sono possibili soltanto su obiettivi programmatici comuni».
Raccoglie il guanto Fabio Sabbatani Schiuma (An), scettico sul candidato unico: «Alemanno e Baccini - dice Schiuma -, eventualmente anche Robilotta e Cutrufo e, magari, anche un candidato di Forza Italia: perché non fare le primarie direttamente nel primo turno della prossima tornata elettorale per il sindaco di Roma?». Per le forze minori, dunque, niente primarie vuol dire «la possibilità di misurarsi», come afferma la leader di Alternativa sociale, Alessandra Mussolini. «Il no di Forza Italia alle primarie per la Cdl per Roma - spiega la Mussolini - determina per noi un ventaglio di possibilità molto ampio e, in qualche modo, ci aiuta anche a scegliere. Infatti, è passato il principio che ognuno, se vorrà, potrà misurarsi. Quindi, a oggi, a Roma tutto è possibile». La partita è appena cominciata.