«Gli alleati ci chiedano scusa e la smettano col populismo»

Baccini (Udc): «Avevamo ragione, contro di noi una montatura. Ora basta con piazze, piazzate e spallate»

da Roma

«Non siamo contenti di come sono andate le cose, siamo coerenti. Abbiamo avuto ragione a sostenere che l’interesse generale deve prevalere sullo scontro politico». Leader romano dell’Udc e vicepresidente del Senato, Mario Baccini non nasconde la soddisfazione per l’andamento dei lavori d’aula ma soprattutto perché - sostiene - «i numeri parlano da soli, non siamo stati stampella di nessun governo. I voti ottenuti dall’ordine del giorno primo firmatario Renato Schifani, votato anche dall’Udc ma bocciato dall’aula ne sono la prova evidente».
Siete accusati comunque di aver voluto rompere il fronte della Cdl e che in qualche modo avete seguito quello che ha fatto Follini...
«Va precisato che quello di oggi (ieri per chi legge, ndr) non era un voto pro o contro il governo, ma per finanziare una missione voluta e ottenuta con fatica dal governo Berlusconi, che serve a rinsaldare l’alleanza con gli Usa e garantire la presenza di 8000 nostri uomini. Per quanto riguarda Follini non seguiamo nessuno, ma abbiamo dimostrato il nostro senso di responsabilità. Ma ripeto, sostenere che l’Udc abbia aiutato il governo con i suoi voti favorevoli alle missioni di pace è il vero teatrino della politica. I numeri hanno dimostrato che avevamo ragione. Ora ci attendiamo le scuse di chi ci ha accusato».
La vostra viene interpretata come una tappa di un percorso di rottura con il resto del centrodestra...
«Votare sì alla missione significa soltanto rispettare i nostri militari e garantire la missione. Ottenuto questo adesso affrontiamo il nodo politico di una maggioranza risicata, che comunque oggi avrebbe avuto i voti di fare passare il decreto anche senza di noi, voglio ribadirlo. La montatura contro l’Udc si è sgonfiata. Noi abbiamo voluto garantire la ragion di Stato come dovrebbe fare tutto il centrodestra e non dare spazio ad un sentimento populista. Ci consideriamo un partito che ha vocazione di governo e senso istituzionale».
Da domani il dibattito interno nella Cdl come sarà?
«Intanto va detto che il punto in discussione era impegnare il governo a garantire i nostri militari, soprattutto dopo le dichiarazioni del ministro D’Alema che parlano di rischio attentati. Abbiamo chiesto e ottenuto maggiore tutela e più mezzi, come dice l’ordine del giorno votato da tutti. Il problema è che bisogna battere la maggioranza con la politica, Né con le piazze, né con le piazzate, né con le spallate. Dobbiamo mettere in risalto le forti contraddizioni al loro interno. Basta ad effimeri tentativi di mandare a casa Prodi, tentativi che deludono soprattutto i nostri elettori».
E adesso?
«Voglio dire a Berlusconi e Fini che se vogliamo mandare a casa Prodi non ci si può affidare alla Lega. Va disegnata una nuova agenda politica, distinguere tra leader del centrodestra e chi si candida a fare il premier, arrivare a un sistema moderno bipolare che garantisca un governo omogeneo e non la farsa di questo centrosinistra. Primo punto riforma elettorale».