GLI ALLEATI FILOTERRORISTI

Deve far pensare il fatto che le sinistre di estrazione comunista seguitano a rimuovere i conti con il passato e liquidano le ambigue alleanze d’oggi con l’espediente della dissociazione dai responsabili dei gravissimi episodi di Roma. Non basta dire che i sostenitori dei terroristi sono degli «irresponsabili» (Prodi), dei «provocatori» (D’Alema), degli «imbecilli» (Fassino), o semplicemente «quattro delinquenti» come fa il compagno di manifestazione Diliberto. La questione è più grave e viene da lontano: riguarda sia la cultura politica che le scelte odierne del centrosinistra.
È rivelatore il patriarca comunista Pietro Ingrao quando afferma che «quei giovani hanno magari tante convinzioni non dico uguali ma simili alle mie, eppure sbagliano». Ecco: c’è un’autorevole conferma che gli inneggiatori agli assassini di Nassirya sono dei compagni pur se sbagliano. Rappresentano le punte emergenti di una cultura annaffiata per tanto tempo dai comunisti per i quali l’anti-americanismo e l’anti-israelismo, parente stretto dell’anti-semitismo, sono stati pane quotidiano. Del resto non era proprio Ingrao che oltre cinquant’anni fa da direttore de l’Unità chiamava il presidente Truman «erede di Hitler»? E non era Giancarlo Pajetta a sostenere che Israele era il non plus ultra dell’imperialismo che bisognava combattere?
Non sto affermando che i ragazzi dei centri sociali pensano ed agiscono secondo le direttive di Fassino e di D’Alema. Osservo solo che la semina della tradizione comunista ha prodotto quegli effetti che oggi si rivolgono anche contro la parte più responsabile del gruppo dirigente diessino che pure tenta di prendere le distanze dal passato. Senza tuttavia quella rottura nella pratica politica quotidiana che, soltanto, potrebbe infrangere il mito del continuismo di cui i «quattro delinquenti», gli «imbecilli» e i «provocatori» con i relativi referenti politici fanno integralmente parte.
La verità è che risulta impossibile separare il leader del Pdci dai suoi compagni filoterroristi di cui ben conosceva posizioni e intenzioni nella manifestazione di Roma. Ed è anche difficile separare nella realtà politica del momento Prodi, D’Alema e Fassino dal loro alleato Diliberto. Aggiungo che è problematico anche contrapporre la «solidarietà ai palestinesi» della manifestazione di Milano con la «provocazione» di Roma, come scrive l’Unità. Perché gli accenti di condanna verso Israele sono iscritti, sia pure in maniera meno esplicita, anche nello spartito pacifista ed anti-imperialista della Tavola della pace, organizzatrice del corteo di Milano.
In ultima analisi è la politica prescelta dal centrosinistra che oggi conferma il continuum tra la sinistra responsabile e i centri sociali. Infatti, della maggioranza fanno parte il Pdci, Rifondazione comunista, i Verdi, le sinistre ds e i cristiani radicali, i quali tutti hanno come avversari, se non nemici, i valori, le istituzioni e le nazioni dell’Occidente liberale, in particolare gli Stati Uniti ed Israele. Ha ragione la post-comunista Miriam Mafai quando si chiede come possa convivere la politica del ministro degli Esteri con coloro i quali non vogliono la pace ma semplicemente l’annientamento di Israele.
La risposta ultima e significativa sta nell’equilibrio voluto dal presidente del Consiglio che si regge su un accordo di ferro con la sinistra massimalista ed anti-occidentale che condiziona quotidianamente l’intera politica del governo. Non ci meravigliamo perciò che i centri sociali continuino ad essere preservati come santuari nei quali si tiene accesa la fiamma che per tanti anni è stata alimentata dalla grande e tragica tradizione comunista-totalitaria.
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