Gli alleati sgambettano il maratoneta Prodi

Luca Telese

da Roma

In tarda notte Romano Prodi convoca la conferenza stampa, arriva circondato dai leader dell’Unione, Fassino incombe alle spalle. Sembra quasi che lo sorvegli. Il leader dell’Unione annuncia: «È stata una discussione ampia e serena». I giornalisti capiscono che il risultato del vertice è stata l’ennesima mediazione. Poi, altri tre annunci. «Ds è Margherita saranno presenti con un loro simbolo, accompagnati col ramoscello dell’Ulivo». E poi: «Il 29 gennaio si terrà una riunione dei gruppi parlamentari per decidere in modo solenne la costituzione del gruppo unitario e il 24 febbraio ci sarà una grande manifestazione per lanciare la lista». Insomma, la fuga in avanti del Professore non è riuscita. I partiti gli hanno imposto la loro condizione, Quercia e Ds mantengono la loro libertà per Palazzo Madama. Proprio quello che Prodi non voleva. Il Professore può consolarsi con qualche indipendente nelle liste e con la costituzione dell’operazione immagine del gruppo unico. Troppo poco. Prodi e Fassino spiegano in coro: andare con la doppia lista al Senato è il frutto di «ragioni di convenienza elettorale e tecnica».
D’altronde, alla vigilia del fatidico vertice con Romano Prodi, dalle sedi dei ds e della Margherita si ripeteva lo stesso grido di battaglia: «Se il Professore ha ottenuto un risultato, è quello di renderci uniti come un sol uomo». Contro di lui, ovviamente. Lo ha esplicitato il mariniano Beppe Fioroni: «Se c’è una cosa buona in tutto ciò, è che i Ds e la Margherita non sono mai stati così graniticamente compatti come oggi». E Dario Franceschini: «Siamo assolutamente in sintonia». Rutelli e Fassino sono stati in contatto per tutta la giornata, «roba che non succedeva da mesi», visto che sul caso Unipol i due si erano praticamente tolti il saluto.
Anche volendo (e nessuno la vuole), «non ci sarebbe neppure più il tempo materiale per organizzarla, a tre mesi dalle elezioni», spiegava Franceschini. «Al Senato - aggiungeva il ds Vannino Chiti - dobbiamo andare con le liste di partito, ma possiamo usare dei riferimenti che richiamino all’Ulivo». Una fronda non la negherebbero al Professore, Rutelli era addirittura pronto a mettere nel simbolo anche la dicitura «per il Partito democratico», ma «abbiamo dovuto soprassedere per le difficoltà dei ds», come dicono dalla Margherita.
Ieri sera Fassino si è spinto a offrire «un richiamo diretto» al leader, tipo «Ds per Prodi». Ma non di più. E c’è anche un’altra ragione non da poco per non cancellare dalle schede elettorali il logo dei rispettivi partiti, e qualche dirigente senza peli sulla lingua lo ammette: «Dobbiamo contarci, e conoscere i nostri pesi elettorali, altrimenti su che basi poi trattiamo per ministeri e nomine varie? Con la lista unitaria ci metteremmo nelle mani del Professore, e non lo faremo manco morti».
Quanto all’idea che Prodi voglia far scendere in pista una propria lista al Senato, alimentata ieri dall’improvviso fiorire di appelli di «intellettuali» a favore del Partito democratico «subito», la reazione di ds e Margherita è ancora più dura. «Gli spiegheremo che se vuole correre in proprio il risultato è uno solo: la premiership se la aggiudica il partito che prende più voti, e molto difficilmente sarà lui...», avverte un dirigente ds. D’altronde Chiti era stato chiaro ieri mattina: se dovesse nascere una sua lista, «Prodi non potrebbe più essere il leader di riferimento dell’Ulivo». Franco Marini ha poi rincarato la dose: «Quando si spinge troppo sull’acceleratore, si va a sbattere», ha avvertito rivolto al Professore. Nella Quercia c’è un retropensiero assai allarmante: quello che Prodi, sapendo che di qui alle elezioni possono uscire nuove rivelazioni sul caso Unipol, voglia distinguere le proprie sorti elettorali da quelle degli alleati coinvolti. Idea che solletica Antonio Di Pietro, che invita il Professore a «considerare la possibilità di presentarsi con una lista autonoma a suo nome», pronto ovviamente a imbarcarsi.
Resta la speranza che si tratti solo di un bluff: «Da uno che bara pure sulle maratone ci si può aspettare di tutto», commentano acidi in casa Dl. E che quindi sia possibile una mediazione sui parlamentari prodiani («Un paio in più glieli diamo volentieri», si assicura). Ma chi ha incontrato ieri il Professore racconta di averlo trovato infuriato per le «malignità» sui posti in lista, e ben deciso a spiegare agli alleati che «l’amministratore del condominio non sono disposto a farlo».