Allegri cerca l’esorcista contro i tabù del Diavolo

nostro inviato a Milanello

Per il Milan è la settimana dei tabù da esorcizzare. Si chiamano, in ordine cronologico, Palermo, e forse in pochi hanno fatto caso alla striscia negativa (0 punti guadagnati nel campionato precedente), e Inter (3 su 4 le sfide perse nel biennio di Mourinho). Massimiliano Allegri è vestito con la tuta da lavoro ma potrebbe impugnare anche un crocifisso mentre lancia l’allarme che non è un banale rito scaramantico. «Sul piano concreto della classifica e su quello psicologico, la sfida col Palermo è decisiva per il derby» la frase del livornese che è uscito vivo («cosa avreste scritto se il risultato non fosse andato bene?» l’interrogativo rivolto ai cronisti), anzi rafforzato nei suoi convincimenti, dal viaggio in Puglia e che è perciò in grado di tollerare meglio le scontate fibrillazioni procurate dalla probabilissima seconda esclusione consecutiva di Ronaldinho.
Nelle stesse ore Adriano Galliani gli ha dato una bella mano allontanando la scadenza dei rinnovi contrattuali. «Ci penseremo a fine inverno o in primavera» il nuovo appuntamento fissato dal vice-presidente che è un modo, molto diplomatico, per allontanare la scadenza di incontri e trattative col fratello Roberto de Assis. Chi vuol capire, capisca e si dia una bella regolata. E sbaglia di grosso chi immagina che le attenzioni berlusconiane per il dopo Ronaldinho siano puntate su Cassano, in rotta con la Samp. Piuttosto sarà meglio pedinare un eventuale ritorno del figliol prodigo Kakà. «Questa col Palermo è la partita più importante della stagione» la sintesi di Allegri non è uno slogan propagandistico. È proprio convinto che sia così e che il Palermo possa rappresentare un comodo trampolino di lancio o un pericoloso burrone.
Perciò invece di perdere tempo a strullarsi con il recuperato equilibrio tattico raggiunto, Allegri è pronto a segnalare uno dei due difetti più vistosi rivisti in Puglia, il calo di tensione difensiva. «Il Milan non può permettersi di incassare un gol a partita, né di giocare con sufficienza. Non possiamo nemmeno difenderci vicino all’area di rigore» i rilievi spediti all’allegra brigata che nell’ultimo tratto di stagione ha rimediato una media gol inquietante (10 reti in 6 partite, quasi 2 gol a partita). A sbagliare gol si fa sempre in tempo a rimediare, come ha dimostrato appunto Pato a Bari rimpiazzando Robinho («peccato, era affranto per gli errori di mira, ma ha giocato bene» il giudizio consolatorio di Allegri), più complicato invece riparare i danni di porte e portoni lasciati incustoditi, ricordarsi del Real Madrid.
Fondamentale, per mettere fine alla prima delle due maledizioni, è l’utilizzo delle risorse stipate in panchina. «Inzaghi e Pato hanno dato una mano importante alla squadra dimostrandosi persino più importanti di chi ha giocato dall’inizio» la filosofia di Allegri pronto a dare un turno di riposo a Zambrotta, recuperando Antonini, a rimpiazzare lo squalificato Gattuso non con Pirlo, affaticato e diffidato, e perciò a rischio squalifica, ma con Boateng. E infine interessato a far respirare Nesta che ha giocato sempre (una sola assenza, a Cesena) recuperando Thiago Silva. Il tema del giorno è il ritorno di Pato al fianco di Ibrahimovic. Allegri ha smentito qualsiasi dissidio col giovanotto, mandato in panchina a Bari «per ricaricare le batterie». Non è così ma fa lo stesso. Allegri e il Milan sarebbero disposti a incassare un dispetto a partita da Pato che deve decidersi a giocare da Pato, sempre.