Allegri perde Boateng ma non la fiducia «Finiremo in testa»

nostro inviato a Milanello

Gli alberi di Milanello sembrano intirizziti, ma anche le facce della gente. Gelo nell’aria, un po’ di brina sul Milan. Ci mancava anche l’infortunio di Boateng, fermato per un mese. Brutto allarme. Poi vi dicono che tutto va bene, allegria e ottimismo. E cos’altro dovrebbe predicare un profeta? Campeggia quel cartellone nell’atrio di Milanello che somiglia a un «non ti scordar». Dice: «La squadra più titolata al mondo». Lo stemma rossonero non sembra nemmen di cartone. Potrebbe leggerla anche un «dieci diottrie» senza occhiali. Non sono tanti i giorni in cui una squadra deve aggrapparsi al passato, ma anche alla sua dimensione. Forse questo è uno di quelli. Qualcuno penserà: esagerati! In fondo il Milan è secondo in classifica, ha appena vinto un campionato, è in Champions, oggi pensa alla coppa Italia che Allegri non vuol mollare.
E allora? Allora un derby può sempre segnare un crocevia, una sponda da cui ripartire, specie in una settimana in cui Pato pensava al Paris eppoi ha giocato a San Siro, il Milan ha fatto una preparazione pre derby incastrato nei suoi problemi e, al tirar dei conti, sono successe cose che non sono da Milan, almeno quel Milan superdotato anche nel gestire i problemi in guanti di velluto.
Parla Allegri, sorretto da una nuova esperienza: non aveva ancora visto facce post derby perso. A Milanello è un giorno qualunque. Un po’ meno qualunque dopo un derby perduto. Almeno per chi fa gruppo: tifosi, appassionati e controparte interista. È la legge di Milano, prima che del Milan. Racconta: «Ci siamo parlati con i giocatori, qualche errore c’è stato, ma non dobbiamo uscire ridimensionati. Paradossalmente se la Juve vinceva e noi pareggiavamo era peggio». C’è aria gelida che Allegri cerca di scaldare. Alita sulle vetrine di casa. Vedi chiaro su certa incompatibilità fra Pato e Ibra, vedi chiaro sul fatto che Boateng debba giocare trequartista, vedi chiaro sul valore dei fischi al Papero, vedi chiaro sulla difficoltà a trovare una chiave di interpretazione davanti a una squadra difensivamente ben impostata, vedi chiaro sul limite attuale (vinto un solo scontro diretto). E lui alita, appanna, sostiene: «Siamo sereni come lo saremo a fine campionato: in testa alla classifica. Nel calcio serve equilibrio, una sconfitta non pregiudica una stagione».
La vetrina rossonera ha qualche coccio, ma Allegri ha la faccia intelligente di chi sa che, talora, devi dire qualche stupidaggine per aver il tempo di prendere contromisure. Per esempio: «L’Inter è stata difensivamente perfetta». Conclusione: il Milan non lo è stato offensivamente. Invece no. «Nessun problema fra Ibra e Pato, giocando insieme l’intesa crescerà». Come se da un anno e mezzo non ci avessero mai provato. «Pato per un tempo bene, poi un po’ meno. Certo, se segnava era meglio. I fischi? Non lo hanno toccato, è sereno. Vero, ha altre potenzialità. Certo, è goleador: se gioca esterno gli togli qualcosa». Sembrava di risfogliare l’intreccio di botta e risposta fra allenatore e presidente. Anzi allenatori diversi, perchè il presidente è sempre lo stesso. Pato al centro di ogni discorso, anche giornalistico. E il tecnico va in slalom, lo senti a pelle che il ragazzino gli sfugge dalle mani, nel bene e nel male. Papero sereno, vabbè. Ma quel comunicato sul sito del Milan prometteva un cuor di leone, che non c’è stato.
Compare il discorso su Boateng, senza fraintendimenti: «Boateng è trequartista, gioca mezzala per emergenza». Ecco, almeno questo è un aiuto venuto dal derby: ha dimostrato che il “Boa” è una Ferrari depotenziata quando sta a centrocampo. Parla il campo, non le opinioni. Ora è stato recuperato Merkel, tornato da Genova. Piace ad Allegri e soprattutto serve, visti infortuni e malanni.
Poi? Il Milan è il sorriso un po’ stirato sulla faccia del suo tecnico. Ti dice: «Bisogna rialzarsi subito in piedi». Certo, se veniva il gol era meglio. Se Pato.., se Ibra... Certo, cos’è un derby davanti all’eternità di un campionato? Come dice Allegri: «Tanto non possiamo cambiare il risultato».