Allerta di Bruxelles sui conti di cinque Paesi

Antonio Signorini

da Roma

I conti pubblici dei principali paesi europei sono ancora a rischio. E per questo i governi dovranno rispettare il Patto di stabilità e crescita in modo rigoroso. Il nuovo monito di Bruxelles è contenuto nel rapporto «Public finances in the Emu 2005» ed è arrivato in un giorno difficile per l’Europa, con il «no» olandese alla costituzione europea - ancora più pesante di quello uscito dalle urne francesi - e con il secondo calo consecutivo per la moneta unica nei confronti del dollaro.
Sotto la lente degli economisti della Commissione Ue c’è la situazione di cinque paesi, l’Italia, la Francia, la Germania, il Portogallo e Malta, dove il rapporto tra deficit e Pil «continuerà a crescere nei prossimi due anni». La situazione più grave è quella del Portogallo, con un deficit che quest’anno portrebbe raggiungere il 6,2 per cento del prodotto interno lordo. Attenzione anche alla situazione dell’Italia. La procedura di infrazione per Roma e Lisbona dovrebbe partire martedì prossimo, ma il rapporto si limita a segnalare che il deficit potrebbe superare «in maniera significativa» il tetto del tre per cento. Anche nel 2006 secondo Bruxelles sarà necessaria una «correzione di bilancio molto consistente» per riportarlo in linea con il target del governo, che è del due per cento.
Insomma, l’Italia corre «qualche rischio» sul fronte della sostenibilità dei conti pubblici nel lungo termine, ma nel complesso - se rispetterà gli impegni presi sul fronte delle pensioni e del risanamento di bilancio - potrebbe trovarsi in una «posizione abbastanza favorevole». La commissione punta molto sui risparmi attesi dalla riforma previdenziale approvata dal governo che ha messo il Belpaese, forse l’unico in Europa insieme al Belgio, nella condizione di sostenere gli effetti economici dell’invecchiamento della popolazione.
Il contenimento del debito pubblico non è comunque un problema solo italiano. Quello europeo è in crescita (71,9 nel 2006 dal 70,7 del 2005, trainato dai conti dalle prime tre grandi economie dell’Unione, quelle di Francia, Germania e Italia. Il rapporto debito/pil rimarrà particolarmente elevato in Belgio, Grecia e Italia (106,3 per cento). In Italia continuerà a salire anche il prossimo anno.
Negativi anche i dati sul Pil europeo. Ieri la commissione ha rivisto al ribasso di 0,1 punti percentuali la stima della crescita della sola zona euro del secondo trimestre con una forchetta di previsione tra lo 0,1 per cento-0,5 per cento. Tre i Paesi che nel primo trimestre dell’anno hanno finora registrato variazioni congiunturali negative: oltre all’Italia (-0,5 per cento), ci sono anche l’Olanda (-0,1 per cento) e la Finlandia (-0,2 per cento).
Per quanto riguarda le soluzioni ai problemi dei conti, il commissario europeo agli Affari economici e monetari Joaquin Almunia ha indicato un problema antico che riguarda in particolar modo l’Italia e cioè la differenza tra il disavanzo di cassa e il disavanzo secondo la contabilità per competenza. Poi ha sottolineato l’importanza del Patto di stabilità, anche nella versione riformata: la sua starà nella «capacità degli stati a operare nel rispetto delle regole per migliorare la qualità e la sostenibilità delle loro finanze pubbliche». In ogni caso, ha aggiunto il presidente della commissione europea Josè Barroso, l’esecutivo Ue presterà «grande attenzione» ai paesi con deficit eccessivi.
Il ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno ha escluso una manovra bis, ma ha ammesso la necessità di anticipare la finanziaria. Secondo il ministro per le politiche comunitarie Giorgio La Malfa è il deficit al 4 per cento nel 2005 è un «problema», ma la soluzione è «integrare» lo sforzo fatto per stare nei parametri Ue e mettere in ordine i conti con «uno sforzo di rilancio dell’economia» a partire dall'attuazione degli obiettivi di Lisbona: «liberalizzazioni, privatizzazioni, investimenti nella ricerca».