Allevati a suon di botte per scippare

da Milano

Furti, elemosina, piccoli imbrogli. Qualunque sistema pur di portare a casa il risultato: 800 euro al giorno di soldi e refurtiva. Era questo il «target» che, proprio come in una moderna azienda, era stato fissato dalla banda di rom finita in trappola nel dicembre scorso in provincia di Milano. A differenza di un’azienda però, se i piccoli «dipendenti» non portavano a casa il risultato, la sera scattavano botte e sevizie. Erano in 34 i ragazzi rapiti nell’Europa orientale e portati nella cascina nei dintorni di Pioltello. Qui venivano addestrati dai rom, tutti del clan Costorari, e mandati in strada a razziare i passanti a Milano, Venezia, Bologna, Ancona o Pescara. I ragazzini reclutati avevano tutti meno di 14 anni, raggiunta l’età della punibilità venivano rispediti in Romania. Ogni sera, al ritorno dal «lavoro», i ragazzi dovevano consegnare tutto il bottino. Una piccola parte veniva spedita alle famiglie per tenerle buone, altri 50 euro restavano ai ladruncoli. Che però poi erano indotti a sperperare tutto nell’unico passatempo ammesso: bere e giocare d’azzardo. Così i capi finivano per riprendersi tutto. In manette sono finiti 25 nomadi, di cui più della metà donne.