Allevatori trotto nel caos La pace unica via d’uscita

L'Associazione nazionale allevatori cavalli trottatori si è costituita a Bologna nel lontano 1923 e fino ad oggi ha curato gli interessi materiali e morali degli allevatori con molto impegno e buoni risultati. Di tanto in tanto vi sono state scaramucce interne per qualche discrepanza di idee che però sempre si è ricomposta con il buon senso che è tipico di chi in qualche modo è legato all'agricoltura. Attorno agli anni Cinquanta vi fu una vertenza molto seria in quanto una parte degli allevatori desiderava introdurre nell'allevamento italiano stalloni di origine francese che si stavano dimostrando molto forti e più adatti a corse sulla lunghezza dei duemila metri ed oltre, mentre sulle piste italiane dominava la gara su pista piccola (normalmente da 800 metri) e sulla distanza del miglio. Ricordiamo che nell'allevamento italiano predominava sangue di stalloni e fattrici provenienti dall'America dove sin dalla fine dell'ottocento gli italiani si recavano ad acquistare cavalli notevoli. Negli anni '50 l'Associazione allevatori, per gli studi meticolosi del segretario, professor Castelvetro, pensò che un apporto di sangue francese avrebbe rafforzato e migliorato la nostra razza, creando un prodotto indigeno che potesse competere con i cavalli d'oltralpe anche su distanze superiori ai 1.600 metri. Poiché allevatori disposti a introdurre stalloni francesi ve ne erano pochi e non si voleva far concorrenza agli altri stallonieri che usavano prevalentemente lo stallone americano, l'Anact pensò di diventare «stalloniera» importando essa stessa cavalli francesi che potessero fornire seme a buon prezzo alle fattrici nazionali ormai sature di sangue americano. I grandi stallonieri si opposero a questa iniziativa dell'Anact e minacciarono una scissione. Ci volle tutta la buona volontà e la gran fede del professor Castelvetro per placare gli animi e solo all'ultimo momento si trovò un accordo e ogni scissione fu allontanata. In questi giorni, proprio con tutti i «casini» che stanno succedendo in Italia, un gruppo di grossi imprenditori ippici, in prevalenza forniti di stalloni pregiati, con il seme a prezzo molto remunerativo, approfittando di una defenestrazione del presidente dell'associazione allevatori, Brischetto, avvenuta proprio in seno al consiglio di amministrazione e provocata dagli stessi allevatori che lo avevano eletto presidente, ha chiesto di abolire il prelievo del 5% che l'Unire effettua sul premio agli allevatori e che destina all'associazione. Tale prelievo in favore dell'Anact era stato ideato oltre trent'anni fa, proprio per una questione di giustizia: coloro che guadagnavano di più con i cavalli pagavano contributi all'associazione con cifre più elevate. Proprio grazie a tale contribuzione in rapporto al guadagnato è vissuta l'associazione ed ha progredito favorendo, specie nell'ultimo periodo, in maniera massiccia, proprio gli stallonieri, organizzando aste costosissime che hanno agevolato le vendite. In favore degli stallonieri, proprio in questi ultimi anni, si è creata anche la grande agevolazione di garantire il pagamento delle monte, bloccando presso l'Anact i certificati di nascita dei cavalli per i soci morosi.
Noi speriamo proprio che il buon senso fermi questa idea di rivolta e si ritorni ad un colloquio cordiale e sostenibile come ha ripetutamente promesso il nuovo presidente dell'Anact Sandro Viani, allevatore emerito del grande Varenne e persona concreta e di chiare idee.