Allevatori trotto senza capo: ha «ballato» una sola estate

L’Anact è l’Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore, giuridicamente riconosciuta dal 1983, fondata nel 1928 a cura del professor Primo Castelvetro, su istanza dell’allora senatore Antonio Vicini, presidente dell’Uii (Unione ippica italiana), il nucleo storico che ha dato successivamente origine alla odierna Unire (Unione nazionale incremento razze equine), ente di diritto pubblico che sovrintende al governo dell’ippica. La settimana scorsa un consistente gruppo di consiglieri dell’Associazione, tra cui il sottoscritto, si è visto costretto a rassegnare le proprie dimissioni a causa dell’impossibilità di continuare a collaborare con l’attuale presidente Roberto Brischetto, eletto da poco più di un anno. Parafrasando il titolo di un bel film svedese del 51, si potrebbe dire: «Ha ballato una sola estate». Dato l’elevato numero di consiglieri dimissionari, dieci su sedici, si andrà a nuove elezioni. Indubbiamente è un fatto traumatico, mai verificatosi in ottanta anni di vita associativa. Vi sono stati altri momenti di forti contrasti come in tutte le famiglie, ma generalmente si è sempre riusciti a trovare una sintesi di composizione che ha permesso un costante sviluppo dell’allevamento del trotto italiano, con risultati straordinari, impensabili sino ad ora. Le cause di questi contrasti insanabili sono naturalmente di varia natura, la prima e fondamentale ritengo, però, risieda nel gravissimo momento di crisi economica che il settore sta attraversando, non facendo a intravedere soluzioni facili a breve termine. Altre difficoltà, forse marginali, sono dovute anche alla caratterialità dei personaggi coinvolti. E’ noto: gli allevatori sono dei passionali e sognatori, una miscela a volte esplosiva. Il professor Castelvetro, padre fondatore dell’associazione, aveva coniato un motto, pubblicato sul frontespizio della nostra rivista Il Trottatore, da un po’ di tempo abbandonato: «Concordia res parve crescunt, discordia maximae dilabuntur» (nella concordia le piccole cose crescono, nella discordia anche le grandi muoiono).
L’associazione ha sempre raccolto e potenziato una grande massa di allevatori, sparsi in tutta Italia, oltre duemila, per una produzione annuale di quasi cinquemila prodotti, allevatori a volte piccoli o piccolissimi che però, nel corso degli anni hanno fatto, grazie ai loro sacrifici, grande l’allevamento italiano. Questo è stato lo spirito di lavoro che ha sempre animato negli anni l’operato dell’Anact. Ad alcuni consiglieri è parso che questo spirito e questo patrimonio culturale creato nel corso degli anni fosse in un certo senso non sufficientemente apprezzato e valorizzato dal presidente, a causa di iniziative personali il più delle volte apprese dal consiglio a decisioni avvenute. Con il rischio concreto di una sottovalutazione del peso politico di una associazione nazionale che correrebbe il rischio di diventare ad un certo punto una specie di club esclusivo per poche persone. In buona sostanza un’evidente inadeguatezza a ricoprire il delicato ruolo di presidente di una associazione con un patrimonio culturale ed un apporto di anni di lavoro e sacrifici da parte di tutti gli allevatori, che non possono essere dimenticati o sottovalutati.
* consigliere dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)