Allevi e Nicola Conte conquistano il mondo

Sulla scia del successo del pianista marchigiano altri artisti colti
vendono migliaia di cd all’estero. Gli show di Cesare PIcco vanno forte in Giappone. Simona Molinari in Cina

Lapalissiano dire che la Pausini e Ramazzotti sono bandiere del pop italiano nel mondo; Laura ed Eros riempiono un buco rimasto vuoto per anni, quando all’estero eravamo noti solo per il mandolino. Ora invece certi suoni made in Italy fanno tendenza e fanno impazzire il pubblico straniero. Si potrebbe chiamare «effetto Allevi» (per la gioia di legioni di fan e l’ira dei suoi assatanati critici) o «cura Einaudi» (anche lui è volato con strepitoso successo dal Bolshoi alla Royal Albert Hall passando per i deserti del Mali) quello che ha favorito il salto internazionale di Nicola Conte e Cesare Picco, che si sono aperti un varco nel mercato snob angloamericano e in quello giapponese, che non sarà così sofisticato ma è una miniera d’oro in tutti i sensi.
Fuori dal fragore di Sanremo e dal tumulto mediatico dei talent show, Conte Picco e company baloccandosi con la classica e il jazz dimostrano che si può giocare in trasferta diventando delle (piccole) star. Mica poi tanto piccole se Allevi con gli ultimi tre cd (No concept, Joy, Evolution) ha venduto qualcosa come mezzo milione di copie. Anche lui venerdì ha ripreso la sua tournée per piano solo conquistando la Queen Elizabeth Hall di Londra con i suoi incroci tra tradizione e suoni contemporanei; il critico lo definisca come più gli aggrada, ma la sua bulimia creativa non accenna a stancare un pubblico preparato e trasversale.

Nicola Conte, chitarrista, dj, dandy e agitatore culturale, negli anni ’90 portò musica, un pizzico di nouvelle vague, la poetica di Sartre e l’acid jazz dei club londinesi in un locale di Bari e diede vita al movimento Fez. Il suo sound immaginifico, a cavallo tra jazz, bossanova, ballate melodiche, psichedelia, ebbe subito respiro internazionale. Produttore abituato a frequentare i piani alti delle hit parade, dj specialista in remix, Conte pubblica album come Jet Soud Revisited (con l’aiuto di grandi produttori della scena elettronica come Koop e Thievery Corporation), Other Directions, Rituals che lo portano a esibirsi da Londra a Tokio con la consacrazione al Montreux Jazz Festival. I suoi brani si ispirano a Kerouac, ai film di Skolimovski, al poeta nero Langston Hughes ma sanno essere ora swinganti ora docili e sognanti, e coinvolgono grandi jazzmen italiani come Fabrizio Bosso quanto guru dell’avanguardia newyorchese come Greg Osby. Ora la Universal lo ha catturato - pubblicando venerdì Spiritual Swingers una compilation di brani scelti da Conte con classici di Anita O’Day, Abbey Lincoln, Ahmad Jamal - e tra pochi mesi battezzerà il suo primo album con una grande etichetta. Ha appena inciso un brano con Sergio Mendes, ma soprattutto nel weekend ha aperto il suo nuovo tour con quattro concerti raffinati e strapieni di pubblico al Blue Note di Milano. Una superband (con tra l’altro Daniele Scannapieco e Gaetano Partipilo ai fiati, e le espressive voci di Alice Ricciardi e Diane White), per un jazz in equilibrio tra tradizione e innovazione e con un pizzico di (simpatica) ruffianeria per piacere agli americani. Infatti Conte in ottobre partirà per una lunga serie di concerti in Usa; ma prima si divertirà come chitarrista e jazz dj in giro per l’Europa per tutta la primavera e per il Giappone in giugno.

Anche Cesare Picco è ripartito giovedì scorso con un inedito concerto per clavicembalo e pianoforte al Blue Note, e prepara una lunga serie di progetti giapponesi mentre il suo Piano piano va «fortissimo» su iTunes. Pianista e compositore tra i più geniali e innovativi, Picco si è fatto conoscere dal pubblico mondiale arrivando coi suoi dischi in vetta alle classifiche di iTunes; da allora le sue sperimentazioni senza confini (magnifica l’ultima Concerto al buio) lo hanno portato a splendide performance soliste e a collaborazioni con personaggi come Al Jarreau e Markus Stockhausen.

Ma anche artisti insospettabili strizzano l’occhio - e viceversa - all’estero. Simona Molinari, reduce da Sanremo, sta incidendo un cd tra il Canada e Hong Kong e in Aprile terrà alcuni concerti in Cina (un mercato da scoprire) con la Mosca Jazz Band.