Allevi e la prova del Palasport: solo con il suo piano davanti a 12mila persone

Il compositore marchigiano inizia da Roma la parte italiana dell'«Alien World Tour». È la prima volta che il Palazzo dello sport accoglie un pianista senza orchestra. Nel tempio del rock porta le sue composizioni classiche, sfidando canoni e tabù del mondo della musica sinfonica

Hegeliano convinto, cioè figlio orgoglioso del suo tempo, Giovanni Allevi archivia con soddisfazione il tour internazionale, conclusosi pochi giorni fa a Lugano, e si prepara per la nuova «avventura italiana». E la sfida è grande. Sabato 19 febbraio si apre infatti al Palalottomatica di Roma il suo nuovo «viaggio in Italia». Allevi da solo con il suo pianoforte in una cornice vasta e impegnativa (e sicuramente non classica) come il palazzo dello sport romano. Dove mostrare tutto il suo talento e far capire come sarà questo «Alien World Tour». Il palazzetto ospiterà un palco a forma circolare e girevole, posizionato al centro della platea da dove il compositore e pianista marchigiano eseguirà, oltre ai suoi più grandi successi, i brani di «Alien», ultimo disco di inediti di pianoforte solo. La carriera artistica di Giovanni Allevi è costellata da successi di pubblico e discografici (con oltre 500.000 copie vendute dal 2005 a oggi) che hanno fatto arricciare il naso a non pochi addetti ai lavori. La classica è una cosa e il pop un'altra. Così accoglievano i suoi primi album dedicati a composizioni originali per solo pianoforte. Quei due dischi («No concept», 2005, disco d'oro e disco di platino e il fortunatissimo «Joy» dell'anno seguente, tre volte disco di platino) avevano addirittura una macchia originale perché prodotti nientemeno che da Jovanotti.
La chiave del successo di Allevi, forse, è proprio nella sua capacità di impressionare il pubblico che poi si divide in due schieramenti nettamente contrapposti. A vincere, ancora una volta, sono i numeri. Oltre mezzo milione di copie complessive per dischi che non è facile catalogare ma che sicuramente non possono definirsi musica leggera.
Figlio del suo tempo ed hegeliano convinto, Allevi ha anche preso una laurea in filosofia per bene attrezzarsi a capire il mondo che lo circonda. E spazia con disinvoltura tra i palasport e i teatri classici. E proprio un teatro classico (quello greco di Siracusa) è stato testimone del suo primo successo: il premio speciale al Festival internazionale del dramma antico per le musiche originali de «Le Troiane» di Euripide (1996). Da lì il salto (imprevedibile) al Blue Note di New York. Il tempio mondiale del jazz lo ha avuto come protagonista nel 2005. Forse il trampolino più efficace (oltre allo sponsor di «colleghi» come Jovanotti, Ligabue e Baglioni) per la sua carriera. Non tutto il mondo della classica, però, sottovaluta il suo talento. La Baltimora Opera House, ad esempio, gli commissiona la rielaborazione dei recitativi della «Carmen» di Bizet. Segno che di hegeliani ce ne sono anche al di là dell'oceano.