Alloggi ai nomadi, ma senza regole certe

Chi dice 16mila, come il prefetto Achille Serra. Chi calcola almeno 20-25mila, come sostiene An. Ma quanti sono, in realtà, i rom che vivono nella capitale? Non lo sa nessuno. L’ultima relazione della Prefettura informa che attualmente il numero dei campi «seguiti» dal Comune, dopo lo smantellamento di quelli di Villa Troili e di Tor Pagnotta, è di 25 e il numero delle presenze si attesta intorno alle 6mila unità. A questi vanno aggiunte circa 10mila presenze di rom romeni distribuite in una miriade di campi abusivi sparsi in tutta la città. Presenze in continuo aumento, poiché, come informa la Caritas nell’ultimo Rapporto sulle migrazioni, l’arrivo a Roma di nuclei familiari di etnia rom dalla Romania prosegue al ritmo di 3-400 unità al mese. Molti di questi campi, come quello di via di Salone, sono stati recentemente attrezzati di tutto punto dal Comune, che li ha forniti di containers, luce, acqua, riscaldamento e servizi igienico-sanitari. Tutto a spese del contribuente. Una domanda sorge spontanea: è possibile conoscere i requisiti per l’assegnazione dei container, le procedure seguite per la graduatoria degli aventi diritto e la lista degli assegnatari con i titoli posseduti (in primo luogo la regolare permanenza in Italia) e i punteggi conseguiti? In altri termini: esiste un regolamento pubblico per l’assegnazione degli alloggi? E ancora: di che campano i capifamiglia e tutti gli uomini e le donne abili al lavoro presenti al campo? Quanti sono i rom pregiudicati all’interno del campo?
Le risposte dovrebbero giungere dall’assessorato alle Politiche sociali. L’ufficio stampa della Milano, però, cade dalle nuvole: su due piedi non è possibile rispondere, dateci tempo 3-4 giorni. Le uniche informazioni che riusciamo ad avere riguardano il numero delle persone presenti nel campo, 630 unità. Un dato che però contrasta con quello fornito dalla Caritas, che parla di 900 persone. Quanto ai criteri di assegnazione degli alloggi, l’unico criterio è stato quello dell’anzianità di soggiorno delle famiglie che occupavano l’area dal 1996. Un metro di valutazione piuttosto generico, che non terrebbe conto del requisito del permesso di soggiorno e dei precedenti penali degli assegnatari. La redazione di un regolamento pubblico sulle assegnazioni, invece, permetterebbe alle famiglie in regola di avere la precedenza su quelle irregolari. Un elenco pubblico delle assegnazioni e una normativa ad hoc permetterebbero inoltre la possibilità di ricorsi da parte delle famiglie nomadi escluse dalla graduatoria. Un obiettivo quanto mai urgente, soprattutto se si tiene conto delle intenzioni del prefetto di «realizzare per i nomadi 4-5 poli, i villaggi della solidarietà, in grado di raggruppare circa mille persone, attrezzati con casette-containers». Quali saranno i criteri di assegnazione? Chi deciderà? Quanto alle altre domande, dopo 3 settimane dall’ufficio stampa della Milano ancora nessuna risposta.