«Un alloggio ai rom che vogliono integrarsi»

Un tetto massimo di rifugiati per ogni regione. «Milano ne ospita già 400 e ne ha circa 250 in lista d’attesa», puntualizza il sindaco. Dopo il caso dei cento eritrei che la scorsa settimana hanno prima occupato i binari, poi il centro della città bloccando il traffico «proprio in concomitanza con il Salone del mobile», Letizia Moratti ha scritto al ministro dell’Interno Roberto Maroni per proporre soluzioni che non mettano più Milano di fronte a simili emergenze. Gli stranieri che la scorsa settimana hanno assediato la città arrivavano da varie parti d’Italia e hanno ripetutamente rifiutato le proposte di accoglienza del Comune. In futuro, è la prima proposta del sindaco che ha «già concordato col ministro queste linee» bisogna «far sì che i rifugiati siano trattenuti nei centri di competenza territoriale fino all’esito definitivo degli accertamenti, necessari per il riconoscimento della protezione internazionale». Secondo: «Tali accertamenti vanno resi più rigorosi, sua in ambito nazionale che territoriale». Terzo: «Individuare con una proposta normativa un tetto massimo di rifugiati da assistere per ogni singola regione». Da Maroni la città va a battere cassa oggi anche per affrontare l’emergenza rom: il prefetto Gian Valerio Lombardi incontrerà il ministro con i prefetti di Roma e Napoli, sul tavolo i dieci milioni di euro garantiti alla città per mettere in sicurezza i campi nomadi e una decina di aree dismesse. Fondi che vengono assegnati solo a fronte di progetti, concordati ieri tra sindaco e prefetto in vista dell’appuntamento di questa mattina. Spiega il sindaco che «l’obiettivo è l’alleggerimento dei campi, partiremo da un censimento molto puntuale, famiglia per famiglia, per capire le situazioni patrimoniali. Poi proporremo soluzioni di reinserimento al lavoro», grazie anche al coinvolgimento del terzo settore. Precisa il prefetto Lombardi che «il progetto di lungo periodo è quello di arrivare a chiudere i campi». Il percorso ovviamente sarà a tappe e non breve. Ma «le presenze nei 12 campi diminuiranno progressivamente perché chi ha commesso reati, non rispetta il Patto di legalità o rifiuta un lavoro verrà cacciato, mentre abbiamo deciso di aiutare i più virtuosi, che si integrano e accettano un’occupazione, ad avere un alloggio». Esclude che possano avere scorciatoie nelle liste delle case popolari, Casomai, «potranno essere agevolati nell’ottenere sistemazioni abitative offerte soprattutto dalle associazioni cattoliche». Tra i campi regolari del Comune invece, spiega il prefetto, «uno verrà trasformato in area di sosta e transito», dove i nomadi quindi si fermeranno pochissimo tempo. Una decina invece, ricorda, i progetti per recintare le aree dismesse che concorreranno ai fondi dello Stato, ma «stiamo valutando anche i costi-benefici, per alcuni casi la spesa è troppo alta». Inoltre, esiste anche un fondo statale per le opere pubbliche da 70 milioni di euro, e il vicesindaco Riccardo De Corato ammette che «invece che collegarle all’emergenza rom, alcune recinzioni di edifici possiamo chiedere finanziamenti attingendo da questo capitolo».