Alloggio garantito soltanto agli abusivi

I genovesi in lista d’attesa per l’assegnazione degli appartamenti sono costretti a dormire in macchina

Francesco Guzzardi

Il Comune non assegna le case popolari e nonostante le famiglie con lo sfratto esecutivo si contino a centinaia, permette a extracomunitari e a chi è uscito di prigione a seguito dell'indulto, di occuparle abusivamente. Succede a Molassana dove, da molti anni gli abitanti delle case popolari, ex Iacp, sono costretti a sopportare disagi di ogni genere. L'ultimo problema dello sfortunato quartiere, messo sotto sopra dai continui traslochi delle famiglie costrette ad abbandonare i vecchi alloggi per occupare quelli nuovi appena costruiti (ma con più problemi rispetto ai vecchi), è il continuo afflusso di sempre più persone che sfondano le porte degli alloggi e li occupano abusivamente. I civici che sono scampati alla demolizione e che l'istituto delle case popolari ha deciso di ristrutturare, sono vuoti in attesa degli interventi di restauro e le poche famiglie che regolarmente abitano ancora li, si barricano in casa per paura. A distanza di anni i lavori non sono cominciati e nessuno è in grado di dire quando inizieranno, esistono alcune persone che in attesa dell'assegnazione dormono in auto e si lamentano di ex detenuti graziati dall'indulto che sfondano una porta qualsiasi e si appropriano dell'alloggio o di famiglie di extracomunitari che, anche loro, sfondano ed entrano. Anna V., genovese di 45 anni, aspetta una casa da un anno e ha deciso di dormire in macchina. Si arrabbia pensando a chi non rispetta le regole e ha comunque un tetto sulla testa, lei lavora quando può come colf, è invalida e riesce a malapena a pagare l'assicurazione dell'auto che usa come dormitorio, ma non si sogna minimamente di seguire l'esempio degli inquilini abusivi: «Ho un minimo di dignità e rispetto la legge, quella che dovrebbe assicurarmi l'alloggio ma in realtà permette a me e tante altre persone di dormire in auto in attesa dei porci comodi di chi decide le assegnazioni, ma se dovessi occupare una casa anch'io, la domanda di assegnazione che ho fatto sarebbe annullata e allora addio casa!».
Anna fa da guida nel percorso tra i meandri dei palazzi e indica gli appartamenti vuoti e quelli occupati: «Lì abita una delle persone uscite di galera a seguito dell'indulto - spiega con gesto di stizza -, un giorno è arrivato e ha occupato l'appartamento. Quella casa è un continuo via vai di tossici e brutti ceffi». Al secondo piano alcuni appartamenti sono vuoti e con le porte aperte, al terzo tre famiglie di extracomunitari si sono adeguati alle regole degli ex detenuti e agiscono di conseguenza: «Sono persone incivili - continua Anna - lasciano la porta del pianerottolo aperta tutto il giorno, i figli e i cani corrono, urlano e abbaiano, lungo le scale e se ne fregano di tutti». E la cosa peggiore è che anche negli altri palazzi esiste lo stesso problema: «È una cosa vergognosa - tuona Domenico Morabito, capogruppo di An e consigliere di minoranza della IV Circoscrizione - abbiamo intere famiglie che da mesi attendono una migliore sistemazione, non possiamo permettere che Molassana diventi terra di nessuno, dobbiamo difendere il nostro spazio e difendere i nostri figli da questi sconosciuti». La zona negli ultimi mesi è stata presa d'assalto da ogni genere di sbandato che, attraverso il passaparola, trova la strada spianata e senza difficoltà un tranquillo tetto per dormire. «I politici e chi assegna gli alloggi - conclude Morabito - dovrebbero sedersi attorno a un tavolo e nell'attesa delle ristrutturazioni, affidare le case a chi non c'è la, ci sarebbe un maggiore controllo e nello stesso tempo si toglierebbero dalla strada numerose famiglie». Infatti basterebbe affittare gli alloggi anche con contratti temporanei, come è stato fatto ultimamente con il club di tifosi, «I figgi du Zena» che hanno ottenuto di occupare due appartamenti al prezzo simbolico di 100 euro mensili e con la clausola di lasciarli liberi non appena cominciano i lavori. Sì ma quando?