Ma allora noi che stiamo a fare laggiù?

Vera o falsa? Forse non lo sapremo mai, ma la notizia delle esercitazioni che gli Hezbollah avrebbero svolto nel Sud del Libano è comunque significativa; perché quella zona è sotto il controllo delle truppe Unifil guidate dal generale italiano Claudio Graziano e perché non lascia presagire nulla di buono.
A pubblicarla è stato infatti il giornale Al Akhbar, vicino al movimento sciita, e nel pomeriggio un portavoce del Partito di Dio l’ha confermata. Dunque gli Hezbollah vogliono far sapere di essere in grado di infiltrarsi nell’area a sud del fiume Litani, fino al confine con Israele. Con quali intenzioni? Difficile saperlo, ma è chiaro che l’annuncio rappresenta un avvertimento alle truppe sotto bandiera Onu. Quasi un avviso di sfratto. Come dire: non ci servite più.
D’altronde che cosa ci stiamo a fare nel Sud del Libano? Nell’agosto del 2006 ci dissero che quella era una missione di pace in un’area martoriata dalla guerra tra Israele e gli Hezbollah. Tecnicamente il mandato del Consiglio di sicurezza è stato rispettato: da allora non ci sono più stati scontri diretti e i soldati italiani, come sempre, sono stati esemplari nell’aiutare la popolazione civile. Ma è stato mancato l’obiettivo più alto: quello della pace, appunto.
E per i motivi che gli analisti più lungimiranti, come il generale Fabio Mini, avevano previsto. Il piano dell’Onu non era abbastanza ambizioso, da un lato perché non era stato concepito nell’ambito di un progetto più ampio per stabilizzare il Libano e, in prospettiva, la regione, dall’altro perché privava i soldati dell’incarico più importante: il disarmo delle milizie, che fu affidato al governo di Beirut, notoriamente impotente. E infatti gli Hezbollah ne hanno approfittato per riarmarsi e ricostituire la rete di supporto distrutta dai raid militari israeliani. Il tutto sotto il naso di 13mila caschi blu (di cui 2500 italiani) che, avendo un incarico limitatissimo, di fatto controllano solo alcune zone del territorio. I veri padroni sono, come prima, i guerriglieri di Nasrallah. Quando il Partito di Dio afferma di «aver imparato dagli errori commessi nel 2006 e di aver provato nuove tecniche di guerriglia», lancia un messaggio inequivocabile. Dice a Israele di essere pronto a colpire.
Quando? La tregua potrebbe reggere altre settimane, forse qualche mese; ma non bisogna illudersi: non appena Hezbollah riterrà opportuno attaccherà. E i primi a essere presi di mira potrebbero essere proprio i soldati dell’Onu. Una bomba e via. Da queste parti si usa così, come ricordano gli americani e i francesi. L’Italia e le Nazioni Unite presto dovranno decidere: partire entro breve facendo finta di aver vinto o restare senza costrutto, rischiando un’altra Nassirya.
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