Almaviva, il call center italiano sbarca in Cina

Almaviva sbarca in Cina. Il primo gruppo italiano di servizi nel settore It e nei call center aprirà una filiale a Shanghai. «Ma non si tratta di delocalizzazione - ha spiegato Marco Tripi, 40 anni amministratore delegato del gruppo e figlio del fondatore e presidente Alberto - andiamo in Cina per aprire un call center per le società cinesi e con personale cinese. Siamo già presenti in Brasile con circa 8mila dipendenti, ma crediamo molto nell’Italia dove è concentrato il nostro business».
Quanti dipendenti avete?
«In tutto 22mila di cui 14mila in Italia. Fatturiamo 1 miliardo di euro all’anno con servizi It e call center».
Hanno contratti a termine?
«No, sono tutti a tempo indeterminato e presto assumeremo altre 700 persone al Sud. Tutti giovani a cui promettiamo garanzie contributive in cambio di qualità del lavoro e flessibilità. Assumeremo anche altre 500 persone nel settore It».
Cosa fate nell’information technology?
«Nel 2005 abbiamo comperato Finsiel da Telecom Italia. Facciamo software e servizi per le aziende».
Come mai avete diversificato aprendo call center in Brasile e ora anche in Cina?
«Il mercato dei call center in Brasile vale 10 volte quello italiano. In 18 mesi contiamo di raddoppiare il nostro fatturato che oggi è di 100 milioni di euro. In Cina partiamo con poche persone ma vogliamo crescere».
E in Italia?
«Dal 1999 siamo riusciti ad assumere circa 1.000 persone all’anno. E in business come quello dei call center, che è in crisi, noi riusciamo comunque a mantenere una buona marginalità. Mentre nel settore It investiamo per offrire prodotti di qualità».
Come è diviso il numero di dipendenti?
«Circa 3.500 sono nel settore It mentre quelli dei call center sono 10.500. Ovviamente gli stipendi sono diversi. La media è di 58mila euro per l’It e di 26mila per i call center. In questo caso, però, parliamo di tempo pieno».
E le vostre sedi?
«Praticamente ovunque: da Milano alla Sicilia dove siamo imprenditori importanti. Qui siamo praticamente la più grande azienda dell’Isola, e se le istituzioni locali ci daranno la giusta attenzione vogliamo creare altra occupazione. E voglio sfatare un luogo comune: i siciliani hanno molta voglia di lavorare».