Almirante, Salò e la verità fucilata

A una conferenza sul giornalismo un signore mi pone una domanda-obiezione: perché sullo stesso fatto si leggono versioni completamente diverse anzi contrastanti? C’è troppa faziosità, continua, i giornali di destra raccontano una cosa e quelli di sinistra una opposta, alla fine noi poveri lettori non riusciamo a capire che cosa sia successo. Provo a difendere la categoria: ci differenziamo nei commenti, rispondo, ma i fatti sono quello che sono, si possono anche deformare ma non stravolgere, anche perché in Italia escono giornali di ogni tendenza e ciascuno di noi sa che non può rovesciare la realtà perché sarebbe smentito dagli altri. Alla fine ho l’impressione di essere stato convincente.
La mattina seguente, cioè giovedì, mi appassiono a un articolo su Repubblica. Tema: Giorgio Almirante, al quale Alemanno vorrebbe dedicare una strada. Fu o no, Almirante, un fucilatore di partigiani? Simonetta Fiori ricostruisce la vicenda. Nell’estate del 1971, spiega, l’Unità e il Manifesto pubblicarono un manifesto del maggio 1944 con il quale la Repubblica sociale intimava ai militari sbandati dopo l’8 settembre e ai ribelli saliti in montagna: consegnatevi ai tedeschi o ai fascisti, altrimenti sarete fucilati. La firma era di Giorgio Almirante, allora capo di gabinetto di Fernando Mezzasoma, ministro della Cultura Popolare. Lo scoop di Unità e Manifesto fu poi ripreso da altri giornali: «Almirante - scrive Simonetta Fiori - replica con una pioggia di querele, uscendone ovunque sconfitto». Il processo principale fu intentato da Almirante contro Unità e Manifesto: i due giornali, scrive Repubblica, furono assolti; la parola tombale arrivò dalla Cassazione l’8 maggio del 1978: si stabilì una volta per tutte che il manifesto era autentico e Almirante venne condannato a pagare le spese processuali. Chiarissimo.
Chiarissimo però anche l’articolo uscito lo stesso giorno su Libero. Giampiero Mughini racconta che fu lui («Allora ero un babbeo di sinistra») a passare ai giornali il manifesto della Rsi. «Inscenarono una campagna di stampa contro Almirante. Almirante fece causa e ovviamente vinse. Quel manifesto era un falso».
Altro che differenza di opinioni: neanche nella rubrica «Visto da destra e visto da sinistra» del Candido i fatti erano riportati in modo così diverso. Per Mughini Almirante vinse la causa, per Repubblica la perse. Chiunque sia, tra i due, in torto, non è più colpevole del sottoscritto, che non ha ancora verificato i fatti, perché tra i difetti dei giornalisti c’è anche, ahimé, la pigrizia.