Almunia e Bernanke pessimisti E le Borse scendono ancora

«Il peggio deve arrivare, la finanza non è ancora stabilizzata». Di qua e di là dall’Oceano, Almunia e Bernanke paralizzano le Borse: e la serie nera dei mercati sembra non avere fine. Anche ieri gli indici del Vecchio Continente hanno chiuso in negativo, nonostante un’illusoria partenza in rialzo, e a spegnere ogni speranza ci ha pensato sul finale di seduta il passaggio in negativo di Wall Street, che dopo una giornata in altalena ha chiuso in frenata dello 0,5% (meno 0,1% il Nasdaq). Le Borse europee scivolano così ai minimi degli ultimi dodici anni, con il Dj Stoxx 600, l’indice che sintetizza l’andamento dei principali listini del Vecchio Continente, che cede l’1,5% riportandosi sui livelli del novembre 1996. A Parigi il Cac40 ha perso l’1,04%, a Francoforte il Dax lo 0,52%, a Milano il Mibtel il 2,42%, a Madrid l’Ibex35 lo 0,7%, ad Amsterdam l’Aex il 3%, a Zurigo lo Smi l’1,81%. Londra è stata la piazza peggiore, con il Ftse100 sceso del 3,14%, sui minimi da marzo 2003.
E mentre si moltiplicano i segnali di un aggravamento della congiuntura economica nell’area dell’euro, per domani dalla Banca centrale europea è atteso un nuovo intervento sul versante della politica monetaria: un taglio dei tassi di interesse da mezzo punto percentuale, secondo le prevalenti previsioni, che li porterebbe all’1,50%, minimo storico per il costo del denaro in Eurolandia, anche se ben superiore a quello di Stati Uniti e Giappone, entrambi prossimi allo zero.
Non per nulla il commissario europeo agli affari economici, Joaquin Almunia, ha avvertito che la fase di difficoltà acuta non è superata. «La crisi ora ci sta colpendo tutti e il peggio non è ancora alle nostre spalle - ha detto - forse è oggi il peggio ma sarei comunque cauto. Stiamo vivendo con una incertezza elevata». E ha lasciato intendere che l’esecutivo Ue potrebbe procedere a nuove revisioni peggiorative delle sue stime sulla crescita dell’area, che per il 2009 già indicano una contrazione del Pil dell’1,8 per cento. A preoccupare sono soprattutto il deterioramento dei bilanci di alcune banche dell’Est e il crescente spread tra il rendimento dei titoli di Stato di Paesi come Grecia e Irlanda e quello del Bund tedesco. E ha esortato sia le società madre a ricapitalizzare le banche controllate, sia i governi nazionali a mettere in atto «un reale coordinamento», non solo a parole. Bruxelles - ha comunque aggiunto il commissario - è pronta ad intervenire per salvare tutti gli Stati in difficoltà, se necessario anche nella zona euro. L’annuncio voleva essere rassicurante - come si è affrettata a precisare la portavoce Amelia Torres - ma in realtà Almunia ha rinfocolato i timori di chi vede per Paesi come l’Irlanda e la Grecia il rischio di un default sul debito.
E non aiutano certo a infondere ottimismo le parole del numero uno della Fed Ben Bernanke che ha ribadito che la situazione economica resta incerta e ha parlato di un mercato del lavoro peggiorato. «E chiaro che finora non abbiamo stabilizzato il sistema finanziario», ammette Bernanke, e i 700 miliardi di dollari per salvarlo potrebbero non bastare: «Stress significativi persistono sui mercati - ha detto - gli Usa dovrebbero assumere misure più aggressive» per combattere la crisi anche a costo di far salire il deficit. Un esempio? il fallimento di Aig sarebbe stato devastante, avrebbe causato degli shock: il salvataggio era essenziale, «le autorità non avevano scelta». Ma, nonostante questo, l’intervento in favore del colosso assicurativo è quello che ha fatto più «arrabbiare» il presidente della Fed in questi diciotto mesi di crisi.
Nelle stesse ore, la Federal Reserve e il Dipartimento del Tesoro hanno varato un piano da 200 miliardi per il credito al consumo, il cosiddetto Talf. Ma dalla Casa Bianca il presidente Barack Obama ha avvertito: sarà molto difficile sperare in un miglioramento dello stato dell’economia Usa nel primo trimestre del 2009.