Almunia: «Europa allarmata sui cambi»

da Roma

Per la prima volta, anche Ben Bernanke pronuncia la parola recessione. Lo fa davanti al Congresso, nel corso di un’audizione in cui il presidente della Federal reserve afferma anche di non aver avuto scelta nel salvataggio della Bear Stearns, rilevata dalla Jp Morgan con un finanziamento pubblico di 30 miliardi di dollari.
La Fed, spiega Bernanke, era preoccupata per le ripercussioni del collasso della banca sui mercati finanziari, e sulla stessa economia.
Nel suo intervento a Capitol Hill, Bernanke osserva che l’economia americana - colpita dalla crisi del mercato immobiliare, da un aumento della disoccupazione e da un calo dei consumi - potrebbe subire una «leggera contrazione» nella prima metà dell’anno in corso, per poi risalire nella seconda parte e riprendere a crescere nel 2009. In effetti, i dati volgono al peggio. Durante la testimonianza del capo della Fed, il Dipartimento al commercio ha reso noto che in febbraio gli ordini alle fabbriche Usa sono calati dell’1,3%. «L’incertezza sulle nostre stime è molto elevata - sottolinea Bernanke - e la bilancia dei rischi volge al ribasso». Un’incertezza che ha contagiato anche la giornata a Wall street, mentre in Europa le Borse hanno chiuso con il segno positivo.
Il 18 marzo scorso, la Fed aveva parlato di «crescita moderata», mentre adesso il suo capo pronuncia le parole «contrazione» e «recessione», pur in formula dubitativa. Il segno negativo appare dunque probabile, nonostante la politica monetaria molto aggressiva messa in pratica dalla Banca centrale. La Fed ha ridotto i tassi di tre punti percentuali negli ultimi mesi, portando i fondi federali al 2,25 per cento. Si parla di un ulteriore ribasso di un quarto di punto nella prossima riunione del Federal Open Market Committee, a fine aprile. Bernanke non chiude la porta definitivamente a nuovi ribassi, ma alcuni analisti pensano che la discesa dei tassi sia ormai arrivata al capolinea. Il presidente della Fed è infatti preoccupato per l’inflazione, che attribuisce al rialzo dei prezzi energetici ed al deterioramento del cambio del dollaro.
Il Fondo monetario internazionale indica per gli Stati Uniti una crescita 2008 pari allo 0,5 per cento. Tuttavia, in un documento di lavoro, il Fmi sostiene che ci sono le possibilità di una recessione globale come conseguenza della crisi finanziaria peggiore da quella che colpì il mondo negli anni Trenta. Esistono rischi al ribasso per l’economia americana, commenta il segretario al Tesoro Usa, Henry Paulson, in visita in Cina, «ma la descrizione della crisi elaborata dal Fondo monetario - aggiunge - sembra esagerata». Paulson, tuttavia, ammette che gli Usa non hanno ancora superato la crisi, e rivela che l’amministrazione Bush sta pensando un piano per estendere le garanzie sui mutui.
Bernanke conferma che i mercati finanziari restano molto turbolenti, ma allo stesso tempo rileva come le iniezioni di liquidità praticate dalle Banche centrali abbiano raggiunto l’obiettivo di alleviare la tensione. Ma è stato, in particolare, il salvataggio della Bear Stearns a disinnescare una possibile bomba atomica sui mercati. «Normalmente è il mercato a decidere se una compagnia debba vivere o cadere, ma in questo caso - spiega il capo della Fed - la questione andava oltre il destino di una società: il fallimento della banca avrebbe potuto provocare un abbandono caotico di posizioni, minando la già fragile fiducia degli investitori, e scuotendo l’economia stessa». Dunque, per la Fed non c’era possibilità di scelta. L’Autorità di vigilanza continuerà a monitorare le istituzioni finanziarie. Bernanke dice di non aspettarsi un altro caso Bear Stearns, «anche se il futuro resta incerto».