Con Almunia Padoa Schioppa prende tempo

da Roma

Ieri il neoministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa ha incontrato in serata il commissario Ue per gli Affari economici, Joaquín Almunia. Si è trattato di un faccia a faccia «interlocutorio» per una prima presa di contatto, secondo quanto reso noto da alcune fonti vicine al Tesoro. Il confronto tra Roma e Bruxelles sullo stato di salute dei conti pubblici e sulla strategia di rientro nei parametri di Maastricht sarà affrontato ufficialmente solo all’Ecofin del 6 e del 7 giugno prossimi.
Il ministro, comunque, ha informato il commissario sull’andamento dei lavori della «commissione Faini» che riunisce tecnici di via XX Settembre, di Bankitalia, dell’Istat e dell’Isae per esaminare lo stato delle finanze pubbliche. I lavori dovrebbero concludersi prima del prossimo Ecofin e solo dopo aver analizzato le singole voci del bilancio dello Stato il superministro prenderà una decisione. Le opzioni a disposizione, infatti, sono due: chiedere alla Commissione Ue almeno un altro anno di tempo rimandando al 2008 il rientro del deficit/Pil nei parametri comunitari oppure dare il via alla solita manovra «lacrime e sangue» che garantisca un’immediata correzione. Quest’ultima ipotesi, però, graverebbe notevolmente sui contribuenti italiani. La promessa riduzione di cinque punti del cuneo fiscale e la necessità di attuare una rigorosa politica di bilancio si tradurrebbero in una manovra da circa 30 miliardi di euro; in pratica della stessa entità di quella del 1996 quando Prodi si aggrappò per un soffio al treno dell’euro.
Appare probabile anche se non scontato che si possa chiedere a Bruxelles un’ulteriore dilazione. Come ieri ha sottolineato pure il presidente della Corte dei conti, Francesco Staderini. «Per lo meno Padoa Schioppa ci proverà», ha detto. Nonostante le aperture iniziali di Almunia («la situazione dei conti italiani può ancora migliorare», aveva fatto sapere, i segnali che giungono dalla Commissione non inducono all’ottimismo. «Il miglioramento strutturale nel 2006 è significativamente inferiore agli sforzi raccomandati dal Consiglio. Nei prossimi mesi sarà necessario uno stretto monitoraggio per decidere se può essere necessario il passaggio a una fase successiva della procedura (di deficit eccessivo, ndr)», ha rivelato un documento della direzione Affari economici della Commissione. La maggior parte degli istituti economici internazionali stima per il 2006 un disavanzo attorno al 4% del Pil rispetto al 3,8% previsto dalla Trimestrale di cassa e un ulteriore peggioramento per l’anno successivo. «Bisognerà saper guardare ai conti pubblici in una chiave temporale più lunga dell’immediato», ha detto il viceministro Pinza. Ma le agenzie di rating internazionale attendono l’Italia al varco pronte ad abbassarne il merito di credito.