Alonso & Briatore: «Un mondiale truccato»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Monza

C’era rabbia sabato sera, c’era rabbia ieri mattina, rabbia diventata furia dopo il gran premio. La Renault pareva un mare agitato: colpa del motore andato in fumo al giro 44, colpa della retrocessione in griglia decisa dopo la pole per un’infrazione al regolamento.
Colpa, soprattutto, di chi quell’infrazione aveva segnalato: la Ferrari. Come non bastasse, la Rossa ha poi vinto e dominato questo Gp d’Italia, consegnando a Schumi la vittoria numero 90 e le chiavi di un mondiale piloti che pareva perduto e alla scuderia tutta la soddisfazione di scavalcare nella classifica costruttori la rivale francese. Tre punti che dicono molto. Una gara enorme dell’enorme crucco, una gara scialba di Massa, una signora corsa per Alonso, da decimo a ottavo e poi sesto e poi terzo. Poi la rottura, poi il giovane polacco Kubica, terzo con la Bmw dietro a Raikkonen.
Per patron Flavio Briatore, per il campione del mondo Alonso, il Gp d’Italia si è concluso così: male? No, molto peggio. Con la macchina che non va come una volta e poi - e ancora - questa storia di giustizia sportiva, di reclami o comunicazioni o soffiate, pensatela come vi pare, che una volta penalizzano la rossa e l’altra i francesi. Sabato sera è toccato ad Alonso, reo di aver rallentato, o meglio infastidito Massa lanciato nel suo giro pole. La colpa dello spagnolo, a norma di regolamento, è una soltanto: se ti stai lanciando devi lasciar passare chi è già un missile.
«Basta guardare le immagini per capire che Fernando non ha ostacolato alcuno» dirà e ripeterà Briatore in una affollatissima conferenza stampa mattutina, convocata in extremis per far vedere il video con le immagini dei due piloti in pista. «Fernando non solo non ha fatto manovre scorrette, ma ha addirittura rischiato: voleva prendere il tempo, doveva a tutti i costi passare sul traguardo prima dello scadere dell’ora per poter fare ancora un giro pole. Per cui, anche se era nel suo giro di lancio, andava velocissimo».
Tocca allo spagnolo difendersi: «Sì, io amo lo sport, io amo i tifosi, amo Monza, non ho fatto nulla di scorretto, ci mancherebbe altro. Certo che d’ora in poi non potrò più considerare la F1 uno sport». E Briatore: «Sì, dovessimo vincere il mondiale, sarebbe il trionfo contro il sistema».
Si sarà capito. Il sistema sarebbe la Ferrari, la Ferrari che condiziona Federazione, giudici e vattelapesca. Ma basta riflettere un secondo per accorgersi che, sì, il mass damper è stato tolto alla Renault su segnalazione, si narra, si dice, anche di Maranello, ma è vero pure che Alonso a Budapest si prese due secondi per manovre scorrette e il giorno dopo toccò ugual sorte a Schumi. E la sosta vietata di Schumi a Montecarlo con partenza da fondo schieramento e vergogna mondiale per il tedesco birichino?
Fatto sta, una trionfo Renault a Monza avrebbe, forse, messo un poco il silenziatore alle polemiche, invece è arrivato il tonfo, con annessa rottura del motore per il campione e zero punti e la Ferrari di Schumi a due punti. Per cui la rabbia del mattino è diventata furia del pomeriggio: «Peccato – dirà Briatore - avete visto, succede anche a noi di avere un problema tecnico... ma non è questo il punto. Il punto vero è che il mondiale è già stato assegnato a tavolino. Calciopoli, rispetto a quanto accaduto qui, fa addirittura ridere, ho capito come vanno le cose».
Qualcuno, nel pieno della tempesta, osa chiedere a lui che ha scoperto Schumacher, che effetto gli faccia il ritiro a fine stagione: «Penso che quest’anno l’hanno aiutato molto, penso che Michael non mi mancherà affatto».
E Alonso, forse, ancor più duro: «Questo è stato un gran premio truccato fin dall’inizio con la decisione presa sabato dai giudici, una decisione incredibile. Però resto fiducioso, lo ripeto: con due punti di vantaggio e tre gran premi, possiamo ancora vincere, perché le prossime gare ci sono favorevoli... Michael? Ha scelto il momento giusto per lasciare le corse».
E tornando a ciò che più gli sta a cuore: «L’esito di questo mondiale ormai non dipende più dalla pista, da me o da Schumacher... dipende solo dalla Federazione». Sottinteso: dai giudici.