Alonso già a caccia del record di Schumacher

Il campione del mondo parte all’attacco: "Voglio il terzo titolo". Massa e Raikkonen pronti a difendere il mito in pensione. Nella notte le prime prove del Gp d’Australia che apre la stagione
della F1. Lo spagnolo: "Ho fatto bene a lasciare la Renault, visto come
sta andando..."

Melbourne - Lui è là, in spiaggia, il vento che soffia, le onde che spruzzano, il sole che abbronza. Occhiali scuri, sorriso e serenità da tagliare a fette. Attorno a Fernando Alonso, al due volte campione del mondo, al ragazzo imberbe che a suon di vittorie ha saputo rovinare il ritiro di Schumi, giornalisti arrivati da ogni dove e molte donne sdraiate sulla spiaggia di St. Kilda Marina. Sono decine, tutte belle, tutte impomatate, tutte arrossate e inevitabilmente prosperose. C’è il vento che disturba la loro parata e infastidisce il campione del mondo, le molte foto fanno altrettanto, e poi gli autografi e poi la scenetta del suo arrivo su un gommone. Il re è Fernando, non vi è dubbio.

Mentre lui è là, gli altri due sono laggiù: un paio di isolati verso il centro, quartiere italiano. Ti aspetteresti il bagno di folla e invece, al posto dell’oceano e della spiaggia, c’è solo un piazzale; al posto delle belle donne solo una tensostruttura; al posto di kaiser Schumi solo Felipe e Kimi. Neppure il fascino della Rossa riesce a sopperire alla mancanza del re tedesco. Il pubblico di Melbourne accorso per la Ferrari sembra più tiepido che in passato, non è quello delle grandi adunate schumacheriane, forse per via degli ampi spazi utilizzati per l’evento in centro, forse per via del grande assente, vallo a capire. Il brasiliano e il finlandese fanno quel che possono per scaldare gli animi ma più di tanto non riescono. Sarà perché Felipe è costretto a ripetere sempre le stesse cose, pur aggiungendo che «stavolta dovremo essere veloci ma anche intelligenti e non fare gli errori dello scorso anno al via del campionato». Sarà perché Raikkonen fa l’erroraccio di dire che «no, nella storia della Ferrari non ho dei piloti preferiti, ma conoscere i dettagli della storia del Cavallino non mi cambia la vita». Mica vero. Sarà perché svela di aver corso, anni fa, in Finlandia, sotto falso nome: «Mi ero iscritto come James Hunt...». Bell’inglese che negli anni Settanta privò la Rossa e Lauda del mondiale.

E dire che la sfida fra Kimi e Felipe meriterebbe ben altro pathos (nella notte si sono tenute le prime libere e qualche verità sarà finalmente emersa). «Quando hai una grande macchina come la nostra – confessa il finlandese - alla fine la gara diventa sempre fra compagni...». Eppure, mentre parla l’uno e parla l’altro, manca qualcosa, manca la sacralità dell’evento sportivo di quando a ricevere la corte c’era kaiser Schumi: decine e decine di giornalisti e fotoreporter e curiosi. Nel pomeriggio, sotto l’ombrellone nel paddock di Melbourne, ad ascoltare Kimi saranno invece in cinque.
Sacralità, al contrario, in crescita dalle parti di quel tipo là in spiaggia, quel tale spagnolo che con due mondiali in tasca vive da nuovo re e parla diretto: «Voglio vincere subito e lottare per il terzo mondiale di fila». Dalla Spagna, il suo ex manager esagera: «Alonso è l’unico che può insidiare il record di Michael». Forse troppo, ma Fernando questo davvero progetta: «In effetti, visto come va la Renault, ho fatto bene ad andare via. Qui in McLaren siamo messi meglio, siamo competitivi, la Ferrari è stata sempre la più veloce nei test; però anche in passato aveva fatto così e poi in gara si era rivelata meno veloce...». Quindi la sottolineatura che sa di avvertimento: «Quest’inverno ho solo lavorato per avere al via del mondiale un’auto subito veloce. Ora ce l’ho».