Alonso: «Ho visto il fumo della Ferrari e ho detto... evvai»

«Sì, questo è un vero regalo di Dio» Il pilota tedesco, in testa per 37 giri, costretto a dar via libera allo spagnolo per la rottura del motore

nostro inviato a Suzuka
Il mondiale diventa un miraggio quando splende il sole, quando Michael sta guidando come un Dio, quando la Ferrari luccica e mostra le sue curve a tutto il mondo. Il mondiale numero otto, quello della lunga rimonta, diventa un miraggio che fa male, che ti schiaffeggia l’animo e riporta tutti pesantemente alla realtà, mentre resta il solo Schumi a dire che in fondo non fa così tanto male vedere Alonso e Renault ripigliare in mano il campionato.
Non tutto è finito e non tutto è perduto, ma qualcosa di grande si è perso in quel giro 37, neanche a farlo apposta gli anni di Michael, quando il motore della 248F1 ha fatto puff e ancor s’indaga, quando Alonso, la Renault e patron Briatore hanno letto in quella fumata bianca il loro personalissimo habemus papa delle corse. Non tutto è finito, però adesso saranno «cross fingers», dita incrociate, come ama dire Schumi, perché se il mondiale ormai se n’è andato, il mondiale non è ancora matematicamente perduto. Sette vittorie lo spagnolo e sette il tedesco, ma il ferrarista dovrà vincere a San Paolo e sperare, solo e solamente, che Fernando si ritiri o resti fuori dagli otto che vanno a punti. La missione non è impossibile, lo è di più, lo è a tal punto che lo stesso Schumi dice no, dice che non gli va di conquistare l’ottavo sigillo iridato solo per grazia ricevuta.
Michael torna a fatica nel box, sudato, con la mascella triste e sorridente per impegno e per amore, nel tentativo di rincuorare i suoi ragazzi, per dire stavolta non ce l’ho fatta io, non ce l’avete fatta voi, non ce l’abbiamo fatta noi, stavolta il Giappone non ci è stato amico. Qualcuno, vedendolo da lontano, immagina e scherza, forse infierisce cercando di doppiare le parole del grande tedesco, come dicesse «ragazzi ci vediamo il prossimo anno», ma è solo un sadico gioco, un altro miraggio nel miraggio. Dopo tutto quel che ha detto sul proprio ritiro, non è e non sarà da Schumacher tornare sui propri passi. Intanto, però, il mondiale più importante della carriera è praticamente andato e, da tutt’altra parte, c’è uno spagnolo che gongola e ringrazia Dio.
«Sì, questo è un regalo di Dio, qualcosa che mi viene restituito dopo tanta sfortuna», spiega Alonso raggiante. Appena tagliato il traguardo, ha salutato il box, il pubblico e ha mimato un uccello, «la fenice – rivelerà -, la fenice che risorge dalle proprie ceneri». Fernando racconta: «Giovedì, venerdì, sabato, stamattina, al via, mai avrei creduto che potessimo lottare per la vittoria, che potessimo, anche prima del ritiro di Michael, tenere il loro ritmo. Invece ce l’abbiamo fatta, eravamo sui loro tempi, forse le nostre gomme hanno reso di più e le loro un po’ meno».
In effetti, Massa ha avuto dei guai: prima con uno pneumatico forato che gli ha scombinato la strategia, costringendolo a fermarsi in anticipo («poi ho trovato Heidfeld lento al pit e non sono riuscito a rientrare davanti ad Alonso per proteggere Michael», ammetterà sconsolato Felipe); poi dei problemi di graining (truccioli di gomma) che ne hanno rallentato il ritmo. Finirà secondo davanti a Fisichella.
Ma è la gara del mastino iberico ad illuminare, motore di Schumi a parte. A cominciare dai due sorpassi da brivido ai danni delle Toyota che, dopo la prima sosta, gli hanno permesso di trovarsi subito dietro a Michael: «Al via, alla seconda curva ho dovuto rischiare davvero molto per passare Trulli, ma dovevo farlo, altrimenti sarei rimasto in quinta posizione tutta la gara. Da lì in poi mi sono reso conto che potevo addirittura puntare alla vittoria; in fondo, nella seconda parte della corsa ero costantemente a 4-5 secondi da Michael». Quindi il fatidico giro 37. «Sì, ci avevano segnalato olio in pista, per cui stavo attento all’asfalto, ad un tratto ho visto qualcosa davanti, qualcosa di rosso o arancione in mezzo al fumo, ho pensato che fosse la Spyker, invece era la Ferrari. A quel punto mi sono detto, “evvai, questa è la mia grande occasione, questo è un regalo di Dio, ora tutto diventa più facile”». Gli chiedono: si sente risarcito dopo i problemi avuti a Monza col motore rotto, la questione del mass damper proibito? «No, non penso che un solo risultato possa risarcirci per quanto accaduto col mass damper quest’anno. E anche la rottura della Ferrari compensa ma solo in parte. Io ho perso una ruota a Budapest e spaccato il motore a Monza».
Mastino felice, però mastino mica scemo: «Mondiale già vinto? Macché, in Brasile dovrò finire il lavoro. Non si sa mai, avete visto, oggi, la Ferrari?».