Alonso: «Lassù qualcuno mi ha amato»

nostro inviato a Singapore

Sorriso, sguardo furbo, talento. Ovvero, Lewis Hamilton. Dice il ragazzo: «Visto il risultato, non mi posso proprio lamentare». Sarebbe da ceffoni per la sottile ironia molto british con cui commenta il suo terzo posto e il pasticcio di casa Ferrari. Ma ha ragione. Meglio di così non gli poteva andare. «Però so che Felipe tornerà a farsi sotto in Giappone e fino in Brasile, la rossa è davvero forte... Il guaio ai box? Ho visto passare Massa col tubo attaccato, però non ho guardato molto, ero troppo preso nel controllare il semaforo dei box per non rifare l’errore del Canada».
La verità è che Hamilton è strafelice per come è andata la corsa, ma non vuole darlo a vedere. Tracima gioia, invece, il suo odiato ex compagno, Fernando Alonso. Perché l’ha battuto su auto decisamente inferiore, ma soprattutto ha sconfitto tutti quando mai l’avrebbe immaginato. «Lo ammetto, lo so, siamo stati fortunati con la safety car. Ad un certo punto, dopo la prima sosta, ero ultimo, allora ho guardato il cielo sperando in qualcosa, magari nella pioggia e invece...». Invece è arrivato il provvidenziale botto in pista del suo compagno, Nelson Piquet. «Per cui dico, sì, fortunati, però in qualifica, sabato, ero stato sfortunato (motore ko, ndr)». Vero.
Come vero è che vincere dopo essere partito quindicesimo sa di impresa. «Adesso mi ci vorranno un paio di giorni per rendermene conto. La fortuna ha contato molto, però è innegabile che stiamo crescendo: rispetto a inizio stagione abbiamo recuperato 1’’ al giro, siamo quelli che sono cresciuti di più - sorride –. Forse perché eravamo i più indietro... Comunque, non significa che resterò in Renault anche l’anno prossimo. Diciamo che è il team dove preferirei rimanere perché ci sto bene, ma non ho ancora deciso. Dipenderà dalle prospettive di vittoria».
«Vediamo, vediamo che cosa farà Fernando, c’è ancora tempo» glissa Flavio Briatore. «Però che gran vittoria. L’altra notte, dopo il problema avuto da Alonso, non sono riuscito a dormire, mi sono venuti gli incubi. Ora, invece, dico che c’è una giustizia divina».