Alonso, Nelsinho e l’ingombrante papà Piquet: sarà lui a creare tensione

Il tre volte iridato brasiliano ha ribadito: "Mio figlio non ha nulla da invidiare a Fernando"

Melbourne - Nelsinho Piquet che dice «devo ancora imparare, però mi giocherò le mie carte, ormai manca solo un filo, ho quasi raggiunto le prestazioni di Alonso» è solo l’ultimo dei problemi dello spagnolo. Perché Fernando sapeva che si sarebbe dovuto rimboccare le maniche, ma non immaginava di arrotolarle fin sopra le spalle tanto c’è da fare.

La Renault 2008 stenta. Se a Parigi, durante la presentazione del team, le parole caute del due volte campione del mondo erano parse una manifestazione di alta diplomazia, non così adesso, quando ammette «a Melbourne posso vincere solo se succede di tutto... Quanto alla possibilità di diventare campione del mondo, credo di non andare oltre il 30%». Anzi, molti osservatori ritengono che stavolta ci sia in lui pure una buona dose di ottimismo.
Eppure Fernando ci ha abituati a inaspettate magie: come quando nel 2006 montò sulla McLaren inaffidabile e vincente solo a singhiozzo e la riconsegnò a Ron Dennis - e pure ad Hamilton - veloce e affidabile. Così come - magia al contrario - stupì l’afflosciarsi come un palloncino della Renault quando lui se ne andò. Perché, dunque, non pensare che la possa rigonfiare a sorpresa, nonostante i palloncini bucati dei test invernali?

Dubbi a parte, è comunque chiaro che l’ultimo problema dell’asturiano sia lo scalpitante figlio d’arte al suo fianco. Anche perché, quanto a gerarchie, Briatore è stato chiaro. Però il giovane Nelsinho ha fretta: e dev’essere molta, se l’impazienza di poter vincere la prima gara va a braccetto con la velocità con cui ha acquistato il suo jet personale da 2,65 milioni di dollari che «mi servirà per abbreviare i trasferimenti e guadagnare tempo prezioso» la sua poco condivisibile motivazione tipica di un mondo in recessione. E su Alonso: «Devo ancora fare un po’ di esperienza, ma il divario da Fernando si sta facendo piccolo piccolo. Sul dritto non ci sono più differenze fra noi, mentre freno ancora un pelo tardi rispetto a lui... Però io sono un ragazzo competitivo, per cui voglio vincere, questo resta l’obiettivo principale. Certo, fare duelli ruota a ruota con Fernando sarebbe folle e inutile e me lo metterei contro». Tanto più che alle spalle ha un padre tre volte campione, Nelson (iridato 1981 e ’83 con Brabham, 1987 con Williams), che non solo ha seguito tutta la carriera del figlio ma ha più volte sottolineato: «È ora che Nelsinho mostri tutto il suo talento. In F1 deve pensare che chiunque sia dall’altra parte del box può essere battuto».

Sia Alonso che Briatore sono a conoscenza dei propositi del giovane, ma forse il loro starsene tranquilli senza ribattere (Alonso) e senza bacchettarlo (Briatore) è la dimostrazione più evidente che la priorità non è il ragazzino ribelle e frettoloso, quanto far andare veloce la R28. Non a caso, il gran capo del team ha di recente dichiarato: «Chi sono i favoriti del mondiale? La Ferrari e la McLaren, poi quattro o cinque team: noi, Williams, Red Bull, Toyota...». E magari esagerava in ottimismo.