Alonso tra piadine e lambrusco fu il regalo di Minardi a Briatore

«A 19 anni spingeva in curva come se cercasse una pole, un fenomeno»

Benny Casadei Lucchi

C hissà se la Spagna che ha scoperto di avere un nuovo re, conosce la storia di quel signore che un giorno del 2000 scoprì Fernando Alonso? Perché c’è di mezzo un italiano nella carriera del baby prodigio talmente prodigio che in neppure cinque anni è passato da pilota Minardi a campione del mondo, il più giovane di sempre. C’è di mezzo uno di noi, uno che mangia piadine e beve lambrusco, nell’esordio in F1 di questo asturiano di 24 anni; e se mangia piadine e non caviale, e se beve lambrusco e non champagne, capirete, non può essere, come ci si aspetterebbe, quell’italiano molto glamour di nome Flavio Briatore. È un altro: si chiama Giancarlo Minardi. Il fondatore dell’omonima e bistrattatissima scuderia faentina.
Negli anni, Minardi ha scovato gente del calibro di Nannini, Fisichella, Trulli e, fiore all’occhiello, proprio il campione più giovane di sempre. Che per la verità l’altra sera, un attimo dopo aver sottratto lo scettro iridato a Michael Schumacher e il primato di gioventù a Emerson Fittipaldi, ha avuto parole grandi per tutti, tranne che per il team che lo lanciò. «Sembra incredibile quanto ho raggiunto – ha detto -, anche perché all’inizio la mia carriera in F1 è stata frustrante. Correvo per la Minardi, team piccolo, e io provenivo da categorie dove avevo sempre vinto». E Minardi, il lambrusco, le piadine sono tutti serviti.
Ingratidudine? Macché, semplicemente la tipica, rude, franchezza degli uomini delle Asturie. «Lo vidi correre nelle formule minori – ricorda Minardi - e pensai subito “questo è un fenomeno”. Così decisi di offrirgli un test. Che roba: entrò in pista e si mise subito a spingere; affrontava le curve come tentasse la pole, volevo richiamarlo al box per dirgli di non esagerare, di prenderla con più calma, mi anticipò tornando di sua iniziativa. Si fermò, tirò su la visiera e disse: “Okay, se per lei va bene, adesso comincio a tirare”. Rimasi di sasso. Gli feci firmare subito un contratto». E stiamo parlando del 2000, quando l’asturiano aveva 19 anni.
Leale come sempre, tempo dopo, Minardi decide di offrire a Briatore il «cartellino» del ragazzo. «Scelsi Flavio perché era stato l’unico ad aiutarmi in quegli anni... però ricordo che già allora la Ferrari mostrava interesse per Fernando». Per quattro anni la Rossa è periodicamente tornata alla carica e ancora a febbraio, quest’anno, alla presentazione del team, Alonso ha lanciato messaggi dolci a Maranello, messaggi cambiati nel tono quando Jean Todt, d’un tratto, decise che l’erede di kaiser Schumi sarebbe stato Raikkonen.
Nano, come lo chiamavano gli amici e come lo chiama oggi tutta la Spagna, è giovane, ma freddo. «Quando entro in pista adotto tanti piccoli accorgimenti che fanno incacchiare gli altri. Una toccatina di freni lì, un po’ di sporco in pista là». Il sogno Ferrari, in segreto, lo cova ancora. «Se non sbaglio loro prendono solo campioni del mondo». Sì, campioni del mondo e «made in Briatore».