Alonso: «In pista mi sento solo» Separati in casa i piloti Renault

nostro inviato a Suzuka
Se ne sta seduto con lo sguardo assorto e gli occhi tristi. Pensi: gliel'hanno già detto, gli hanno già riferito delle parole di Alonso, della rabbia di Fernando nei suoi confronti. Perché il campione del mondo non ha usato mezzi termini: prima ha smentito di aver mai detto «bah» sulla festa di Michael a Shanghai, «ho sentito una storia buffa, che sarei arrabbiato con Giancarlo perché ci è andato... tutte frottole», poi ha smentito di aver criticato il team Renault con quella famigerata frase rimbalzata, incontrollabile, da un sito all'altro («nel team Renault qualcuno sarebbe felice se perdessi il titolo e se non portassi in McLaren il numero uno»). Detto questo, quasi fosse un perfetto dottor Jekyll e mister Hyde, Fernando ha cambiato umore e tenore, sviscerando tutto il proprio disappunto a un solo indirizzo: Giancarlo Fisichella, Roma. Attacco tanto più a sorpresa, visto che l'italiano, subito dopo la corsa, era stato, come dire, un filo accusato per aver esagerato nel gioco di squadra, rallentando troppo, nei giri finali, per farsi passare dal caposquadra. Non a caso, monsieur Jean Todt aveva infierito, «oggi abbiamo imparato qualcosa di nuovo...», e ieri, all'imbrunire, Briatore ha ribattuto: «Senti da che pulpito viene la predica, da loro non l'accetto, non hanno classe loro...».
Pensi: gliel'hanno già detto, invece Giancarlo è triste per ben altro, confida. Parlare di Fernando, delle frasi velenose diventa imbarazzante, assurdo, fuori luogo. Ma le frasi hanno già mosso il mondo che corre a trecento all'ora. Ne sono a conoscenza tutti, tranne Fisico. Viene informato, s'appoggia allo schienale della sedia: l'espressione non è di rabbia per il contenuto, bensì di stupore per il modo: «Ma come? È incredibile, siamo stati insieme fino a mezz'ora fa... ci siamo addirittura raccontati come avevamo trascorso questi giorni... prima della conferenza stavamo addirittura giocando alla play station, poi va davanti ai giornalisti e dice tutto questo?».
Proprio così, e non sono frasi tenere. Per esempio: «Dopo il cambio gomme ho avuto dei problemi, ero primo e Giancarlo secondo, ma lui si è avvicinato e poi mi ha sorpassato. È stata anche una manovra pericolosa... Non mi aspetto queste cose»; per esempio: «È come se durante una salita del Tour de France, il capitano forasse e i compagni e i rivali andassero in fuga... è qualcosa di difficile da comprendere». Piove fuori e piovono parole. Alonso prosegue: «Sento che la squadra fa il massimo per noi, ma in certi momenti, in pista, mi sento solo. Quest'anno è capitato in Cina e a Indianapolis: in entrambi i casi, mi sarei aspettato più aiuto a livello di gioco di squadra». Lo spagnolo ce l'ha proprio con il compagno, non parla di ordini di scuderia e strategia, parla di gioco di squadra, parla di Fisico e non a caso, sia a Indy (terzo) che in Cina, il romano è andato meglio di lui. Gli chiedono: ma cosa poteva fare? «Non lo so... forse evitare di prendere rischi per passarmi... A tre gare dal termine, con un mondiale in ballo, il tuo compagno non deve fare così, mi sembra non bello... Poteva tenere dietro Schumi? Non lo so, ho solo detto la mia opinione, il fatto è che, adesso, ho una strana sensazione dentro».
Sarà anche stato colto di sorpresa, ma a questo punto Fisico, con eleganza, sbotta: «Rischi non ne abbiamo corsi, quando l'ho passato sono andato sulla parte bagnata della pista per non dargli problemi e via radio avevo chiesto al box che fare. Quella è stata l'unica strategia possibile per limitare i danni. Altrimenti, se avessi provato a tener dietro Michael, altri piloti avrebbero recuperato e allora sarebbe stato peggio». Quindi il sassolino dalla scarpa: «E poi, non l'ho forse aiutato a fine gara? (quando, negli ultimi giri ha alzato il piede, facendosi poi passare, ndr); e se vogliamo dirla tutta: la scelta di cambiare le gomme (che ha penalizzato lo spagnolo, ndr) è fatta da noi piloti. L'avevano chiesto anche a me e io ho detto di no».
Questa casa Renault alla vigilia del rush finale in due atti. Patron Briatore non fa in tempo a indossare la casacca blu d'ordinanza, ad appoggiare la ventiquattrore che già ha una grana da risolvere. Cinque minuti dopo chiama a rapporto i suoi ragazzi. Mezz'ora, e i ragazzi escono con i musi lunghi. Quindi, inizia la difesa d'ordinanza: «Ho voluto capire... Giancarlo era amareggiato, ha ragione, ha fatto una gara ineccepibile. Però, Fernando ce l'ha proprio con lui, non con il team. Forse è il suo modo di caricarsi, di motivarsi da solo... E poi avete sempre detto che ci sono troppi piloti ragionieri, troppi robot... Alonso, invece, è impulsivo, è come Ayrton Senna quando s'arrabiava... Però vi lamentate lo stesso».