Alonso: «Schumi, il più scorretto di tutti»

L’attacco dello spagnolo: «Ha lasciato peggio di Zidane. È il pilota più antisportivo e sanzionato della storia. Senza di lui, la F1 tornerà uno sport»

Alludere alla testata di Zidane è troppo. Fernando Alonso, il giorno dopo la parziale ritrattazione delle accuse alla Fia e alla Ferrari mosse da Flavio Briatore, a caldo, dopo il Gp d’Italia, avrebbe dovuto evitare di mollare una testata sul petto del tedesco. Sarebbe stato meglio lasciar calmare le acque. Invece ha detto: «Zidane ha lasciato lo sport in modo più glorioso di Schumi»; ha aggiunto: «Schumacher è il pilota più antisportivo e sanzionato nella storia della F1. Ride bene chi ride ultimo... Con il suo ritiro perderemo un grande campione ma la F1 sarà più sport»; e ha concluso: «La mia retrocessione di sabato è incredibile... Qui ci sono interessi politici e commerciali e quando parliamo di Schumacher, parliamo del pilota col palmarès più ricco. Un aiuto non gli viene mai negato, ma stavolta si è andati oltre».
Della guerra di nervi e di soffiate e di segnalazioni ai giudici tra Ferrari e Renault si è già ampiamente argomentato. Il concetto in più espresso stavolta dal campione del mondo, quello dell’antisportività di Schumi, benché fastidioso, ha però qualche fondamento. Il problema vero è che lo spagnolo ha esternato malamente la questione, per tempi e modi. Infatti, il campione più vincente e meno amato nella storia della F1, Michael Schumacher per l’appunto, proprio uno stinco di santo, in pista, non lo è mai stato. Altrimenti non sarebbe il meno amato. I fattacci che lo hanno reso celebre spaziano da Adelaide 1994, quando conquistò il suo primo mondiale sbatacchiando il meno dotato Damon Hill che gli contendeva il titolo, alla ruotata a Jacques Villeneuve nel 1997 a Jerez de la Frontera. Quel giorno gli andò male e il titolo finì al canadesino. Altri fatterelli più o meno gravi hanno accompagnato la carriera di Michael, l’ultimo quest’anno a Montecarlo, quando il tedesco, una volta conquistata la pole e con lo spagnolo che lo seguiva a tempo di record, si fermò a qualche centimetro dal guard rail della Rascasse. Insomma, sembrò parcheggiare la sua Ferrari in mezzo alla pista e Alonso fu costretto ad abortire il giro. I giudici avviarono l’indagine, Briatore tuonò e Michael fu retrocesso ultimo per averla fatta sporca.
Oggi siamo giustamente qui, nel bel mezzo di un processo di santificazione dell’enorme teutonico, ma quel giorno nel Principato, o a Jerez anni prima, o ad Adelaide nel ’94, il messaggio che Michael diede al mondo fu quello del pilota un po’ bandito. Su questa immagine ha voluto infierire Fernando. Solo che l’ha fatto nel momento sbagliato. Tanto più che, da Monaco in poi, Michael non ha fatto sgarri. La guerra antipatica è stata fra i team. Evocare addirittura la testata di Zidane è dunque davvero troppo. Anche perché sono passati giusto tre anni da quando, Fernando, parlando del suo passato, ci raccontò di come, nonostante fosse molto più giovane di Michael, si sentisse esperto. «Pure io adotto tutta una serie di trucchi in pista che, magari, voi neppure vedete... del tipo che sporco l’asfalto quando arrivano gli altri più veloci, che mi metto un poco in traiettoria...». Questo disse e questo si è dimenticato.