Alonso trionfa in Corea bevendosi due Red Bull Ora guida il Mondiale

E che adesso nessuno parli di fortuna. Non c’entra la fortuna se riesci a concludere una corsa a trecento all’ora guidando quasi a fari spenti nella notte che neanche Mogol e Battisti l’avrebbero immaginato... Non c’è fortuna se non commetti il benché minimo errore nonostante la partenza venga ritardata causa diluvio universale. Non c’è fortuna se poi, tu con i tuoi colleghi nemici degli altri team, scatti sotto l’acquazzone ma c’è troppa acqua e torni ai box e stai fermo e discuti e cerchi di mantenere la concentrazione e un’ora dopo rinfili il casco e riparti. Non c’è fortuna se scatti di nuovo dietro la safety car mentre ti dicono che presto smetterà di piovere e non smette un bel niente e intanto sbandi tu e sbandano gli altri perché l’asfalto non drena, l’asfalto è scivoloso quasi fosse una coppa del mondo di sci e non un mondiale di formula uno. Non c’è fortuna se eviti qualsiasi sbavatura districandoti fra tre safety car, incidenti, ripartenze, pioggia a catinelle, visiere imbrattate, bulloni che cascano, Hamilton che ti passa ai box e tu che lo ripassi alla prima curva.
No. Raccontando la vittoria del Gp e la conquista della leadership mondiale firmata Alonso e Ferrari, che nessuno tiri troppo in ballo la Dea bendata; meglio lasciarla riposare, semmai da utilizzare prossimamente, negli ultimi due Gp. Perché hanno fatto tutto da soli: inseguendo e pressando fino all’ultimo Vettel, hanno costretto alla resa questa splendida bestia motoristica che gli stava davanti in pista e in classifica. Povero Sebastian, non poteva sapere quanto fosse tirata a livello tecnico la sua fuga dal Cavallino. Il motore arrosto è un a resa non un colpo di... E prima ugual fine aveva fatto il compagno Webber, causa errore e muro e patatrack. Davanti aveva Vettel, dietro Alonso. Fortuna ferrarista anche questa? Ma dai… Se poi vogliamo proprio tirarla in ballo, tutto si compensa, comprese le sfortune in altre gare... Valencia? Silverstone?
E ora il mastino asturiano sa che cosa deve fare. Ora la mastina emiliana sa che cosa deve mettergli a disposizione per conservare quegli undici punti di vantaggio. Anche perché i due sono inseparabili: Fernando quasi ci vive fra le nebbie modenesi; ha persino battuto il record che pareva inavvicinabile dell’ex kaiser delle piste, Michael Schumacher. Non si parla dei sette titoli mondiali bensì del numero di giorni che il ragazzo trascorre a Maranello a contatto con squadra, tecnici, manager, meccanici. È questo il primo segreto dietro a una squadra che non ha mai mollato anche quando la davano per bollita. L’altro segreto si chiama Stefano Domenicali, il team principal, che con il fioretto ha tenuto concentrati i suoi uomini. Campioni compresi.