Alphabet indirizza i clienti a ridurre i costi

Tutto secondo le previsioni. Questo lo slogan all’insegna del quale si è chiuso il 2009 di Alphabet Italia, società di noleggio multimarca che fa capo al gruppo Bmw. Gli scossoni della crisi economica globale si sono fatti sentire, com’era inevitabile, ma nondimeno l’azienda è riuscita a seguire la rotta fissata. «L’anno scorso si è svolto in linea con le aspettative - spiega Maurizio Ceci, general manager di Alphabet Italia -. All’inizio dell’esercizio, avevamo dichiarato che la nostra strategia si sarebbe articolata lungo un doppio binario: mantenimento sul piano dei volumi e sviluppo su quello dei processi interni. E così è stato».
Lo confermano, prima di tutto, i numeri: la flotta circolante ha sì subito un lieve calo in termini di unità, attestandosi sul -3,9%, ma ha tenuto per quanto riguarda il fatturato. E questo in virtù di un effetto-mix che, in controtendenza rispetto al mercato, ha visto crescere la presenza della società nei segmenti delle vetture medio-alte, costituendo tra l’altro un ottimo presupposto per il lancio della nuova Bmw Serie 5, così come per il consolidamento della nuova Bmw X1.
In tema di miglioramenti di processo, invece, nel corso del 2009 Alphabet si è focalizzata su diversi progetti strategici, il cui lancio permetterà all’azienda di affrontare con ulteriore grinta gli anni a venire: dal nuovo contratto quadro, studiato per consentire maggiore flessibilità, all’innovativo sistema proprietario per la gestione dei sinistri, che assicura un sensibile recupero di efficienza. «Particolare soddisfazione ci ha poi dato la nuova campagna pubblicitaria - aggiunge Ceci - attraverso la quale abbiamo voluto porre in evidenza i pilastri su cui si fonderà il nostro sviluppo futuro: cura, passione e sostenibilità. Non sono semplici slogan, ma le parole-chiave alle quali fare riferimento se si vuole uscire dalla crisi e costruire con i clienti una partnership solida e, soprattutto, duratura». Nel recente passato, invece, non tutti gli attori del mercato si sono attenuti a tali linee-guida. Ceci non fa nomi, ma non esista a riconoscere che «l’anno scorso abbiamo visto troppi esempi di crescite che poi si sono rivelate non sostenibili. E altre sembrano destinate ad andare presto incontro alla stessa sorte. Invece, il ruolo di un’azienda come la nostra è racchiuso nel nome stesso del business a cui ci dedichiamo: lungo termine».
Al cliente, insomma, oggi più che mai occorre garantire stabilità. Oltre a un rapporto di consulenza che lo aiuti a eliminare le inefficienze e ottimizzare le spese di gestione della flotta. «Secondo uno studio condotto dall’Aci - precisa Ceci - il 33% dei costi di mobilità dell’auto è al di fuori del canone di noleggio, mente ben il 55% di tali costi risulta influenzato dallo stile di guida dell’utilizzatore. Ecco, a nostro parere queste sono indicazioni strategiche fondamentali, in base alle quali il cliente va indirizzato verso una riduzione dei costi reale, ma anche sostenibile nel lungo periodo. Perché una cosa è certa: chi si rivolge a noi deve poter contare sullo stesso livello di servizio dal primo all’ultimo giorno di contratto».
Archiviato con soddisfazione il 2009, comunque, in casa Alphabet si è ormai focalizzati sulle sfide dell’anno in corso. Che, a detta di alcuni osservatori, per il noleggio a lungo termine potrebbe segnare l’inizio della ripresa. Ceci, però, non si fa troppe illusioni: «A mio parere, nel 2010 la situazione non cambierà di molto. Anzi, per certi aspetti forse risulterà anche più difficile. Questo perché il nostro è un business che si muove con lentezza: lentamente ha recepito l’impatto negativo della crisi, e altrettanto lentamente coglierà i frutti della ripartenza. D’altronde, la contrazione del mercato delle auto aziendali è stata determinata anche dalla riduzione del personale con cui le imprese hanno reagito alla congiuntura. E se pure quest’anno arrivasse la tanto sospirata ripresa, ci vorrà comunque del tempo prima che le aziende ricomincino ad assumere e, quindi, a richiedere più vetture».
E non è tutto. A complicare ulteriormente il quadro, infatti, c’è anche un problema di affidabilità del credito: «L’anno scorso abbiamo affidato le aziende clienti basandoci sui bilanci 2008 - conclude Ceci - mentre adesso andremo ad analizzare quelli del 2009, che con ogni probabilità saranno più penalizzanti».