Alphand, dalla neve al deserto una vita in discesa libera

Il francese ha beffato Ghedina nel ’95, ha conquistato la coppa del mondo di sci nel ’97. E ora è in testa alla Dakar

Benny Casadei Lucchi

Ha scelto una delle speciali più dure della Dakar per andare in testa alla classifica generale. Quella nel deserto della Mauritania. Luc Alphand, francese, classe 1965, pilota ufficiale della Mitsubishi, lo squadrone dei deserti, il team da battere, è al comando del raid più massacrante che ci sia davanti al compagno specialista, Stephane Peterhansel, uno Schumi delle dune, visto che ha conquistato la Dakar sette volte, cinque in moto e le altre in auto. Tre minuti e rotti li separano, ma Luc non sarà un arrendevole Barrichello.
Fin qui la normalità di uno sport che normale non è, dove la sfida tra uomo e natura raggiunge i livelli motoristicamente più belli e umanamente più tragici. Basti pensare al povero Fabrizio Meoni, scomparso proprio un anno fa tra le dune africane. Dunque, nulla di strano in questo stralcio di cronaca sportiva, ma solo in apparenza. Perché se il risultato di questa settima tappa più di tanto non stupisce gli esperti di motori, fa invece sgranare gli occhi agli appassionati di sci: il Luc Alphand pilota di raid altri non è che il Luc Alphand sciatore che ha regalato alla Francia, correva l’anno 1997, la soddisfazione grande di vincere la coppa del mondo generale. È ancor oggi l’unico galletto transalpino ad essere riuscito nell’impresa dopo il mitico Jean Claude Killy. Alphand portò a casa la coppa disputando solo gare di velocità, diventando il primo vero specialista di libera ad aggiudicarsi il trofeo.
In questi mesi in cui addetti ai lavori e appassionati si aggrovigliano in quesiti su Valentino Rossi, «ce la farà dalle moto alla F1 oppure no?», vien quasi da sorridere pensando che Luc Alphand, nel 1998, fece il grande balzo. Un balzo immenso rispetto a quello che attende Rossi, visto che se la moto non è un’auto, gli sci lo sono ancor meno. Eppure il ragazzone di montagna nel momento stesso in cui smise sci e scarponi e indossò il casco si sentì pilota. Per questo non si iscrisse alla classica garetta scapoli-ammogliati su una pista di kart, bensì al campionato Porsche, per poi approdare alla 24 Ore di Le Mans. Potenza del nome, degli sponsor, del Vive la France che giustamente l’ha fin qui sostenuto, e l’eroe nazionale dello sci si è trasformato in pilota vero. Potenza anche delle prestazioni: il ragazzone di Briançon andava e va veloce: sugli sci come a quattro ruote. Fatto sta che adesso è in vetta alla Dakar, competizione dove in passato ha già vinto delle tappe e che lo scorso anno concluse al secondo posto, proprio dietro a Peterhansel. Come dire che Valentino è vicecampione del mondo dietro Schumacher.
E una vera opera d’arte sportiva è il curriculum di Alphand, confuso e sfuggente ad ogni riga, perché c’è la neve, ma c’è anche l’asfalto e c’è l’acqua e soprattutto la sabbia. Dal ’95 al ’97 ha vinto la coppa del mondo di discesa libera, nel ’97 quella generale, nel ’95 ha trionfato per due volte nella Scala della neve e del coraggio, la mitica Streif di Kitzbühel. Poi la 24 Ore di Le Mans, quindi, perché no, il chilomentro lanciato sugli sci toccando 227 km/h, infine, e initerrottamente, la Dakar, con in mezzo, quasi ci sfuggiva, un record di traversata e il passaggio di Capo Horn sui jetski. A leggerlo tutto d’un fiato il curriculum di Alphand sembra uno scherzo: ma nessuno ride. Non ride Peterhansel che lo deve tenere a bada, come non rideva il nostro Ghedina nel ’95 quando, proprio a causa sua, perse la coppa di libera.