Alptransit, la galleria «pagata» dai mezzi inquinanti

Laghetti e verde per alleviare i disagi nei comuni. Cattaneo: «Un esempio per Tem e Pedemontana»

Sabrina Cottone

nostro inviato a Faido (Svizzera)

Milano-Zurigo in due ore e quaranta di treno. Un obiettivo allettante per gli uomini ma ancor di più per le merci, che con l’attraversamento del Gottardo si apriranno la via più veloce per il Nord. I lavori di AlpTransit, la Tav made in Svizzera, sono a uno stadio avanzato e l’apertura del collegamento avverrà nel 2016/2017. Del nuovo sistema di trafori sotto le Alpi faranno parte la galleria del Monte Ceneri (15 chilometri), la nuova galleria del Loetschberg (34 km) e la galleria di base del San Gottardo che, con i suoi 57 chilometri, sarà la più lunga galleria ferroviaria del mondo. «Un modello per Tem, Pedemontana, Valtellina. È lo stesso metodo che stiamo cercando di costruire con gli accordi di programma» dice Raffaele Cattaneo, assessore alle Infrastrutture della Regione, che con la Svizzera ha siglato un protocollo d’intesa per lo sviluppo della rete ferroviaria di collegamento internazionale.
Il modello svizzero ha parecchio da insegnare per la velocità di realizzazione, per il consenso costruito e anche per le fonti di finanziamento, dal momento che il denaro è stato ottenuto tassando i mezzi inquinanti. I tempi (fine lavori 2017) sono più che ragionevoli per costruire 135,5 chilometri di gallerie, all’interno delle quali i treni passeggeri correranno a 250 l’ora e i convogli merci a 160, una velocità record (doppia rispetto a oggi) resa possibile dal fatto che il tunnel corre praticamente in pianura, a meno di 500 metri sul livello del mare.
L’opera è costata 20 miliardi di euro e i fondi sono stati reperiti per via ecologica: il 65 per cento dalla tassa sul traffico pesante (i camion), il 25 dalla tassa sugli olii minerali e il 10 con un aumento dell’Iva votato dalla popolazione proprio per finanziare il progetto (un cosiddetto tributo di scopo). Il progetto ha guadagnato consenso anche grazie ai lavori di compensazione. Alle sole opere di risanamento fonico sono stati destinati 1,4 miliardi, inoltre i Comuni maggiormente infastiditi dai cantieri hanno ottenuto in cambio zone pianeggianti utilissime in montagna o addirittura laghetti artificiali per rallegrare il week end. Il 49 per cento del materiale di discarica dei tunnel è stato impiegato per riempire cave in disuso che danneggiavano la bellezza della montagna.