Alt dai vescovi: «I Pacs non sono una priorità»

L’agenzia Sir critica il governo sul varo dei patti civili e chiede il ritiro della proposta: «Sosteniamo le famiglie»

Andrea Tornielli

da Roma

Dopo le pesanti bordate dell’Osservatore Romano, contro il disegno di legge per il riconoscimento delle coppie di fatto che il governo si è impegnato a varare nelle prime settimane del prossimo anno scende in campo anche il Sir, l’agenzia dei settimanali cattolici della Conferenza episcopale italiana. Nella nota di commento settimanale, divulgata ieri, il Sir definisce quanto sta accadendo in Italia «uno strano ribaltarsi dei piani» e si domanda perché «ci si preoccupa di una cosa che certamente non è in cima alle priorità del Paese», trascurando invece di curare ciò che «è fondamentale, cioè il sostegno alla famiglia, quella vera, l’unica riconosciuta dalla nostra Costituzione, la “società naturale” formata da un uomo e da una donna».
Il Sir afferma che sarebbe necessario rispondere a questa domanda prima di interrogarsi sul «significato politico» e sulle prospettive di quanto è accaduto al Senato, con il ritiro dell’emendamento che voleva equiparare convivenze di fatto alle famiglie, e l’approvazione contestuale di un ordine del giorno della maggioranza che impegna il governo a varare un disegno di legge che disciplini le convivenze, comprese quelle omosessuali. «Non è accettabile che - continua l’agenzia - invocando casi-limite o situazioni singole, che possono essere tutelate nell’ambito del diritto privato, o interessi di questo o quel gruppo di pressione, si intacchino le architravi della società e ci si privi di quello slancio e di quell’apertura al futuro che sola può venire dalle salde radici dei principi e dell’identità».
Secondo il Sir questo «è il momento di essere molto fermi sui principi e sulle istituzioni», anche perché si tratta di «temi sottratti alla dinamica degli schieramenti politici». Nella nota si attacca «la corriva argomentazione» secondo la quale «l’Italia si dovrebbe omologare ad altri Paesi, come insiste certa propaganda». «Non a caso il sistema federale che funziona meglio al mondo, quello statunitense - argomenta il Sir - conosce un larghissimo pluralismo nella legislazione dei diversi Stati, addirittura su un tema cruciale come la pena di morte. L’Europa crescerà nella sua unità solo se saprà tutelare e valorizzare le sue diversità». Il dibattito in corso sui Pacs può essere, secondo il Servizio di informazione religiosa dei settimanali cattolici italiani «un’occasione per fare chiarezza e guardare con verità al futuro. A questo dibattito la Chiesa e i cattolici non mancano di partecipare. Proprio in nome di una posizione sanamente laica». Vengono quindi citate le parole sulla «sana laicità» pronunciate da Papa Ratzinger all’udienza dei giuristi cattolici: «La Chiesa come presenza comunitaria pubblica» ha pieno diritto a pronunciarsi «sui problemi morali che oggi interpellano la coscienza di tutti gli esseri umani, in particolare dei legislatori e dei giuristi».
Il Sir continua ricordando che il messaggio cristiano «assolutamente non è fatto di “no”, di divieti», come ripete sempre il Papa. La legge morale «ha lo scopo non di opprimerci, ma di liberarci dal male e di renderci felici». «Sta a noi cristiani - conclude la nota - mostrare che Dio invece è amore e vuole il bene e la felicità di tutti gli uomini. Anche quando, con chiarezza e semplicità, dei rotondi “no” si debbono dire, è proprio per amore della verità».