Alta moda all’estero: pagano i romani

Emanuela Ronzitti

Quando c’è da tenere alto il buon nome dell’alta moda romana, soprattutto all’estero, il Campidoglio non bada a spese. Il vicesindaco di Roma, nonché assessore alle Politiche e alla Promozione internazionale del Turismo e della Moda Mariapia Garavaglia, lo ha dimostrato in occasione di una «missione» negli Usa con Renato Balestra. La «manager» della moda capitolina ha pensato bene di rafforzare la «promozione del turismo e di altri settori imprenditoriali» esaltando l’immagine dell’Urbe sulle passerelle americane. Esattamente nello stato del Delaware, per la modica cifra di 175mila euro e interamente a carico del comune di Roma, cioè con denari pubblici. Per dieci giorni, la mostra di gioielli «L’Oro di Roma» (dicembre 2005) ha sfilato nella città di Wilmington sotto gli occhi ammaliati di poche centinaia di eletti. E fin qui nulla da eccepire, se non fosse che il vicesindaco ha deciso in seconda battuta di arricchire l’evento mondano d’Oltreoceano con uno sfarzoso défilé, firmato da uno stilista di fama mondiale come Renato Balestra, e di far gravare l’intero costo dell’operazione di marketing sulle esangui casse capitoline.
Dieci giorni ricchi di eventi mondani e cene, completamente spesati dall’amministrazione capitolina e solo per «la promozione internazionale del Made in Italy». Dieci giorni di soggiorno, costosissimi, a spese dei contribuenti romani. La «salata» trasferta della Garavaglia ha preso il via lo scorso primo dicembre, dopo che l’ufficio alle Politiche e alla Promozione Internazionale del Turismo, posto sotto il suo controllo, ha dato il placet alla missione di propaganda all’estero della capitale.
E senza badare a spese. Soprattutto, nei confronti di un ospite d’eccezione come il noto stilista che non ha rinunciato di certo alle sue abitudini, alloggiando nella lussuosa suite all’Hotel de Luxe (dal 1 al 6 dicembre), al prezzo di 3 mila e 700 euro per l’intero soggiorno. Non va dimenticato, poi, che il Maestro della moda romana viaggia sempre comodo, ovviamente in prima classe, con un biglietto che non costa meno di 2 mila e 500 euro. È raro poi, che lo stilista viaggi da solo. Ad accompagnarlo c’è sempre il suo staff personale, soprattutto quando si sposta per promuovere la nuova collezione e il suo marchio. Anche per loro nessun problema, tutto spesato dal Comune, al costo di 2.500 euro per due camere singole nello stesso hotel e altri 3.500 per due biglietti aerei, sempre in «business class». Ma il conto della trasferta modaiola non si ferma qui. A queste spese si aggiungono altri mille euro per trasportare la collezione del Maestro, e altri 4mila per gli spostamenti in auto dello stilista. E che dire del «congruo» gettone di presenza delle 15 indossatrici professioniste che hanno sfilato al «Riverfront Convention Centre»? A questo va aggiunto poi lo stipendio dei 15 assistenti alle modelle, dei parrucchieri, dei truccatori, e perfino delle stiratrici, indispensabili per rinfrescare gli abiti delle «mannequin» prima del défilé. Una voce di spesa, anch’essa molto salata, che viaggia attorno ai 22mila e 500 euro.
Per evitare, poi, qualunque rischio di perdita o danneggiamento di capi della collezione di Balestra durante il viaggio, il Campidoglio ha dovuto sottoscrivere un’adeguata copertura assicurativa. Non sono stati pochi - circa 28 mila euro - neanche i denari spesi per l’allestimento, dal palco a doppia pedana, alla passerella in moquette nera, fino al «backstage» realizzato «secondo le esigenze espresse dalla Maison di Renato Balestra». Altri 28mila e 500 euro, in aggiunta, per la tecnologia e l’assistenza tecnica e 27mila per la comunicazione. Non ultima, la cena di gala «Oro di Roma» offerta dall’amministrazione capitolina all’interno di uno tra «i più prestigiosi ristoranti di Wilmington», a circa cento illustri ospiti dell’alta borghesia italo-americana.
Così appare, anche all’estero, la Roma di Veltroni. Eppure il sindaco fino a qualche tempo fa lamentava i tagli del governo Berlusconi agli enti locali e che per colpa della politica oculata della destra avrebbe dovuto «spegnere i lampioni, tagliare servizi essenziali alla comunità quali asili, trasporti pubblici»...