Alta sicurezza nella produzione di emoderivati ma si devono rimuovere i vincoli protezionistici

La produzione di sangue sintetico ricavato in laboratorio da cellule staminali? Una mezza bufala. O, meglio: una notizia vecchia che riguarda il lavoro portato avanti da un gruppo di ricercatori britannici che prima del 2012 non potrà nemmeno essere sperimentato su volontari. E anche in seguito alle necessarie verifiche (ammesso che siano positive), non si potrà dire che è risolto definitivamente il problema del fabbisogno di sangue per le trasfusioni. Semplicemente perché la produzione di sangue sintetico da staminali avrebbe costi troppo elevati. Dell’argomento si è parlato, qualche giorno fa a Roma, al convegno: «Le attività trasfusionali e la produzione nazionale degli emoderivati - Prospettive e scenari», promosso dall’Osservatorio Sanità e Salute e svoltosi nella sala di Palazzo Bologna del Senato.
Un primo risultato, ottenuto grazie al convegno, è stato l’annuncio dell’apertura, all’inizio di aprile, di un tavolo tecnico sul sangue: ci saranno tutte le controparti, produttori, Aifa, il Centro Nazionale Sangue, e ovviamente il ministero. L’impegno è stato assunto dal sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio. Principalmente gli obiettivi del tavolo sono due: «garantire e stimolare l’attività di produzione e rimuovere gli ostacoli protezionistici aprendo a situazioni approvate a livello internazionale».
Secondo Fazio «l’attuale sistema di reciprocità di fatto» non permette movimento a causa «di alcuni tecnicismi Ue», mentre «il sangue straniero va regolamentato per accertare che sia sicuro». L’incontro del 24 marzo scorso sugli emoderivati è stato un momento - ha osservato il presidente della commissione industria del Senato, Cesare Cursi - per «verificare quello che è stato fatto finora e per riunire tutti gli operatori». Sulla questione è intervenuto anche il direttore generale dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, Guido Rasi: «Vogliamo la massima sicurezza - ha detto - e guardiamo con attenzione all’importazione da Paesi in cui è prevista la remunerazione dei donatori e in cui sarebbe possibile una contaminazione. In generale - ha proseguito Rasi - i Paesi europei puntano a regole condivise, anche se esistono ancora delle disomogeneità e manca una forza ispettiva adeguata». Al convegno, promosso dall’Osservatorio Sanità e salute, presieduto da Cursi, hanno preso parte anche i rappresentanti di 5 operatori del settore (Baxter, Biotest, Csl Behring, Grifols e Kedrion), interessati - come ha spiegato Rodolfo De Dominicis, vicepresidente esecutivo Kedrion - a semplificare le procedure e consentire la partecipazione alle gare anche ad aziende con stabilimenti in Italia.