Alta velocità, che affare per il Mugello rosso

Si calcola che su tutta la zona siano stati distribuiti cinquecento milioni di euro per ottenere l’assenso ai lavori. Allora i Ds non tentennarono e diedero l’ordine: «Quest’opera si deve fare e basta»

dal Mugello
Vista da sinistra l’alta velocità viaggia evidentemente a due velocità. Per rendersene conto basta confrontare le barricate in Val di Susa che imbarazzano l’Unione di Prodi e la spartizione perfetta che si è fatta nel Mugello tra amministrazioni rigorosamente rosse. Il voto di appartenenza sempre più labile? Un’egemonia granitica che risulta sempre più indigesta anche ai compagni di strada? Macché. Quel sistema di potere viaggia come un treno. Anzi un supertreno. Tanto che c’è da chiedersi se la compenetrazione con lo Stato dopo 60 anni sia diventata tale che ogni necessità del Paese, ogni emergenza, ogni riforma reale o spacciata come tale, venga trasformata in un’occasione per ramificare e cementificare questo sistema.
Dal '92 la cosiddetta autonomia impositiva ha ridotto a rigagnolo i fiumi dei trasferimenti statali ai Comuni ma dal '95 al Mugello, un gioiello naturalistico, conca verde tutta ville e boschi di castagni e querceti già avamposto dei Medici, e più recentemente irrinunciabile anello tra la rossa Toscana e la rossa Emilia, con la scusa dell’Alta velocità hanno fatto piovere in questi anni mille - mille - miliardi di vecchie lire. Siamo alla terza tornata di sindaci che nelle campagne elettorali campano di rendita su questa manna.
Mille miliardi (le chiamano «opere compensative») in cambio del sì ai lavori per far passare appunto i treni superveloci nelle viscere dell'Appennino. Peccato che non avessero previsto un’«opera di mitigazione» per l’unica vera emergenza: le sorgenti disseccate, i torrenti spariti per via delle falde idriche intercettate dai 73 chilometri di gallerie scavate. Altro che difesa ambientale della Val di Susa.
Per spegnere la grande sete del Mugello tre anni fa, era il 2002, è dovuto accorrere il governo Berlusconi con l’addendum di altri 53 milioni di euro (100 miliardi). Ma a tre anni di distanza la Regione Toscana, di fronte a una crisi ambientale sempre più allarmante, di questi soldi ha utilizzato solo pochi spiccioli.
Da Sesto Fiorentino a Firenzuola, da Borgo San Lorenzo a Scarperia è un profluvio di campi sportivi, di calcetto, nuove scuole, asili, varianti stradali, spogliatoi, palestre, acquedotti, piscine, restauri di tombe etrusche e mura medievali, di piscine scoperte (in montagna). Tangenziali e circonvallazioni: Scarperia ne ha due, una ovest e una est.
Tutte opere derivate dall’«accordo procedimentale», 28 luglio 1995, quando Vannino Chiti, l’attuale portavoce dei Ds, era presidente della Toscana e disse: «L’Alta velocità s’ha da fare», i mugugni e le contestazioni scomparvero, e i sindaci si adeguarono come un sol uomo. Allora Erasmo D’Angelis, leader ambientalista, lo chiamò il «mercato delle vacche». Adesso in Consiglio regionale, capogruppo della Margherita, vede pascolare quelle vacche, sempre più grasse.
A ben guardare, a fare un giro su varianti e tangenziali, si scopre che per l’occasione è stata rifatta tutta la viabilità, parcheggi compresi, intorno all’autodromo del Mugello (di proprietà della Fiat). A pagare con denaro di tutti le «opere compensative» è Tav (Treni alta velocità), società al 100 per cento pubblica, con il ministero del Tesoro unico azionista; i lavori sono eseguiti dal Consorzio Cavet (50 per cento Fiat, 50 per cento le cooperative rosse). Tuttavia finora nessuno è mai riuscito a ottenere dalla Tav l’elenco completo delle opere regalate ai Comuni. «Uno scandalo nazionale. Con la scusa dell’Alta velocità hanno colto l’opportunità di realizzare tutta una serie di progetti rimasti nei cassetti delle rispettive amministrazioni e che mai sarebbero stati realizzati» dice a nome dell’opposizione Marco Carraresi, capogruppo dell’Udc: «Non solo le trattative estenuanti con gli enti locali hanno fatto lievitare in modo esorbitante i costi, ma la scelta fatta poi è andata ovviamente a discapito delle vere opere compensative che dovevano, queste sì, mitigare l’impatto sull’ambiente».
Dice anche altro Carraresi: «Dal '99 abbiamo chiesto oltre all’elenco delle opere la specificazione dei costi, delle ditte che avevano ottenuto gli appalti e dei loro importi. Mai avuto risposta. Una cosa però è certa: in Toscana l’operazione Alta velocità, sia per quanto riguarda la realizzazione che per quanto riguarda i controlli, è da sempre totalmente nelle mani del mondo politico e economico legato ai Ds».
A proposito di controlli, si sa, non tutte le ciambelle riescono. A Borgo San Lorenzo la domenica mattina i padri portano a vedere la tangenziale. Inutilizzata: pare sia incollaudabile, la curvatura dello svincolo di Cardetole è troppo stretta. Basta girare un po' e si scopre che la ragnatela di strade realizzate ogni tanto mostrano già avvallamenti e segni di cedimento. Vaglia ogni mattina si sveglia tra le bestemmie e le proteste dei pendolari. È che la tangenziale appena inaugurata (30 miliardi) per ora ha un solo svincolo sulla vecchia statale. Così i pullman dei pendolari devono percorrerla tutta, entrare in paese dall’unico accesso possibile, tornare indietro e ripercorrere la tangenziale. Capita.
E capita anche che per pura dimenticanza in tutto questo ben di dio di cemento e asfalto a Luco, frazione di Borgo San Lorenzo, oasi bianca nell’arcipelago rosso, dove la Dc per decenni ha avuto la maggioranza, invece non hanno avuto niente. Spiega Luca Tagliaferri, del Comitato cittadino di Luco e Grezzano, un’altra frazione rimasta a secco. «In seguito ai lavori il torrente Bosso è praticamente scomparso. E siccome le fogne scaricavano nel torrente, adesso è una fogna a cielo aperto». I lavori per il collettore non sono mai nemmeno cominciati.
Attenzione ora a come girano le rotelle del sistema. Dopo tre anni la Regione Toscana ha appena trasferito - la delibera è del 20 giugno scorso - i primi 3,2 milioni di euro, provenienti dall’addendum del governo Berlusconi, all’Ato, Ambito territoriale ottimale, che è l’authority che sovrintende alla materia. Che è presieduta da Luciano Baggiani, ds, già ex sindaco di Borgo San Lorenzo. E che gira gli appalti per i lavori alla Publiaqua Spa, l’immancabile società privata con capitale pubblico (il 60% è dei Comuni, il 40% dell’Acea romana). Chi è al timone di Publiaqua? Amos Cecchi, altro diessino di ferro (è stato anche capogruppo al Comune di Firenze)... E poi dicono che non è più il Pci di una volta.
pierangelo.maurizio@alice.it